No Code dei Pearl Jam tra misticismo e scetticismo

Dopo il formidabile exploit di Ten e la conferma di Vs, i Pearl Jam alzano il tiro con Vitalogy, il disco della svolta verso sonorità sempre più rock ma di più ampio respiro. Una scelta sensata per una band che ha sempre puntato a incarnare il perfetto classicismo rock degli anni ’90. Un gruppo capace di attrarre attorno a sé un pubblico quantomai eterogeneo in virtù di una universalità di formula e di messaggio che, illuminata com’è da rare doti di coerenza e carisma, non corre mai il rischio di cadute nel banale. A tutto ciò rende giustizia questo quarto album dall’artwork enigmatico, che pur prendendo le distanze dalle atmosfere epiche degli esordi offre uno sguardo più maturo.

I Pearl Jam di “No code” pur dimostrandosi eredi (mutatis mutandis) dei Led Zeppelin non hanno certo remore a dichiarare il loro amore per Neil Young: abili nel distendersi in intense performance dai toni quasi bucolici, sulle quali si allungano vellutate ombre psichedeliche (“Who You Are“, “Off He Goes“, “Sometimes“, “Smile“), così come nel lanciarsi in furibonde cavalcate punk/hard (“Hail, Hail“, “Habit“), senza ovviamente trascurare quelle ballate passionali e avvolgenti (“Red Mosquito“, “Around The Bend“, “Present Tense” e la più energica “Mankind“) che costituiscono uno dei loro punti di forza. no code pearl fondamentali

La copertina presenta un collage di immagini, polaroid scattate dal bassista Jeff Ament. La cover è ripiegata due volte e una volta aperta forma un quadrato all’interno del quale le foto danno forma all’immagine di un triangolo con all’interno un cerchio. All’interno della confezione si può trovare uno dei quattro set di cartoline che riproducono alcune delle polaroid presenti sulla cover, distribuiti casualmente nella tiratura dell’album.

 

Un album equilibrato ed eclettico

Nell’album è presente una certa varietà di stili differenti rispetto al passato, si comincia con i bassi di Sometimes, per passare a brani come Hail, Hail, che ricordano vagamente il passato, all’armonica a bocca di Smile o al sitar elettrico di Who You Are. Come negli album precedenti sono presenti anche delle ballate, come Present Tense

Lavoro magari non molto appariscente, No code, e forse per questo meno venduto di altri del quintetto di Seattle, ma equilibrato ed eclettico come forse nessun altro tra quelli realizzati prima e dopo. E profondamente suggestivo con i suoi riferimenti folk, le sue esplosioni elettriche e le sue carezze acustiche, le chitarre ora fragorose ma più spesso limpide di Stone Gossard e Mike McCready, il canto di Eddie Vedder e il senso di selvaggia libertà, nessun codice, appunto. no code pearl fondamentali

 

Tracklist no code pearl fondamentali

  1. Sometimes (02:41)
  2. Hail, Hail (03:41)
  3. Who You Are (03:50)
  4. In My Tree (03:58)
  5. Smile (03:51)
  6. Off He Goes (05:58)
  7. Habit (03:35)
  8. Red Mosquito (04:02)
  9. Lukin (01:02)
  10. Present Tense (05:45)
  11. Mankind (03:28)
  12. I’m Open (02:53)
  13. Around the Bend (04:36)

Continuate a seguirci su Musicaccia. no code pearl fondamentali

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui