Dal 5 dicembre 2025 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in formato CD Luna sotto Venere. il primo album di ANDROMEDA
Luna sotto Venere è l’album d’esordio di ANDROMEDA, un progetto che raccoglie e intreccia le tappe del suo percorso di rinascita personale e artistica. Ogni brano è un frammento di questo viaggio, un capitolo che racconta la liberazione dal giudizio esterno, il coraggio di lasciare alle spalle una vita che non sentiva più sua, la caduta e la rinascita, fino alla conquista di una nuova consapevolezza.
Sabato 6 dicembre 2025 si è tenuto invece LUNA SOTTO VENERE: LA DATA ZERO presso il Teatro degli Amici di Bordonchio a Bellaria-Igea Marina (RN). Lo spettacolo ha visto ANDROMEDA accompagnato sul palco da una band composta da Filippo Fabbri (batteria), Giovanni Casadei (basso/synth), Ivan Maioli (chitarra) Elisa Semprini, Elisabetta Forcellini (cori) e da un corpo di ballo composto da Aleksandra Stojic, Valentina Crudeli, Virginia Rossi.
ANDROMEDA, nome d’arte di Manuel Zamagni (classe 1993), è un cantautore e performer nato e cresciuto in Romagna. La sua passione per la musica si manifesta fin da giovanissimo, quando alle scuole medie un insegnante individua il suo talento e lo incoraggia a intraprendere studi musicali. A soli 16 anni inizia a prendere lezioni di canto con diversi insegnanti, ciascuno dei quali contribuisce a formare la sua vocalità e il
suo stile personale.
Luna sotto Venere nasce come un vero diario di rinascita. Qual è stato il momento preciso in cui hai capito che questo album doveva esistere?
C’è stato un momento molto preciso, quasi cristallizzato nella memoria, in cui ho capito che Luna sotto Venere non era solo un’idea. È successo quando, dopo un lungo periodo di confusione e silenzio, mi sono ritrovato da solo a fare i conti con la verità che avevo evitato per troppo tempo: la vita che stavo vivendo non mi rappresentava più. Sentivo di essermi perso, di aver smesso di ascoltarmi, e quel nodo allo stomaco che ignoravo da mesi è diventato impossibile da allontanare.
In quell’istante ho capito che avevo bisogno di uno spazio in cui potermi dire la verità senza giudicarmi. E la musica è tornata a bussare alla porta, forte, chiara, come se aspettasse solo che glielo permettessi. Ho iniziato a buttare giù le prime parole, le prime melodie… e mi sono reso conto che non stavo scrivendo per creare un progetto: stavo scrivendo per guarire. Da lì tutto è cambiato.
Ogni brano diventava un tassello di quel percorso, un modo per liberarmi dei pesi, per affrontare il dolore, per dare un nome a ciò che non riuscivo a dire ad alta voce. In quel processo ho capito che non era solo una raccolta di canzoni: era il mio diario, la mappa della mia rinascita. È allora che ho capito che Luna sotto Venere doveva esistere.
Perché raccontava la mia verità, ma anche perché poteva diventare uno spazio in cui altre persone potessero riconoscersi, sentirsi meno sole, trovare il coraggio di guardarsi dentro. In quel momento ho smesso di avere paura. E ho iniziato a costruire l’album che oggi mi rappresenta più di qualsiasi altra cosa.
Nel disco affronti temi come il giudizio, l’accettazione e la riscoperta di sé stessi. Qual è il brano che emotivamente ti è costato di più scrivere e perché?
Senza dubbio il brano che mi è costato più fatica emotiva è Non hai bisogno di me. Scriverlo è stato come aprire una porta che avevo tenuto chiusa per molto tempo. Parlare della fine di una relazione è già difficile di per sé, ma farlo sapendo che quella scelta avrebbe ferito una persona a cui tenevo davvero… è stato uno dei passaggi più dolorosi del mio percorso.
In quel momento ho dovuto affrontare una verità che non volevo vedere: non era più amore, era paura di deludere qualcuno, paura di ammettere che quella vita non mi apparteneva più. Mettere tutto nero su bianco mi ha costretto ad assumermi la responsabilità delle mie emozioni, senza cercare scuse, senza nascondermi dietro il “prima o poi passerà”.
Non hai bisogno di me è stato il punto in cui ho capito che dire la verità non è un atto egoista, ma un atto d’amore — verso l’altro e verso sé stessi. È un brano che porta dentro una ferita reale, ma anche la consapevolezza che da quella sincerità sarebbe partita la mia rinascita. È stato uno dei testi più difficili da scrivere… ed è stato anche quello che più mi ha liberato.
Le sonorità dell’album spaziano tra pop, dance e funky con forti richiami agli anni ’80. Come hai lavorato insieme a Nacor Fischetti e Gloria Collecchia per definire questa identità sonora?
Il lavoro con Nacor e Gloria è stato uno dei pilastri più importanti dell’album, perché ognuno di noi ha portato una parte fondamentale di questo mondo sonoro. Con Gloria, la scrittura è sempre partita dall’emozione. Arrivavo in studio con un vissuto preciso, un’immagine, una frase che mi portavo dentro da giorni.
Un testo abbozzato come una poesia. Lei ha questa sensibilità rara: riesce ad aiutarmi trasformare ciò che sento in parole e melodie che suonano vere, senza mai snaturare quello che provo. Insieme abbiamo costruito topline che raccontassero il mio percorso, senza forzature, lasciando che fosse l’emozione a dirigere la melodia. La scrittura con lei è stata quasi terapeutica: ogni brano era una confessione, e da quella sincerità è nato il nucleo emotivo dell’album.
Con Nacor, invece, abbiamo lavorato sul vestito sonoro di quelle emozioni. Lui ha compreso subito quale fosse l’universo musicale di ANDROMEDA: un pop contemporaneo che però porta dentro energia, nostalgia, luce, movimento. Gli anni ’80 sono diventati un riferimento naturale, non perché volessimo “imitare” qualcosa, ma perché quel tipo di sound riesce a unire malinconia e forza in un modo che mi rappresenta totalmente.
L’identità sonora di LUNA SOTTO VENERE è nata così: dal mio vissuto, tradotto in parole con Gloria e trasformato in un universo musicale con Nacor. Un lavoro di squadra sincero, intenso e profondamente emotivo, che ha dato vita a un sound che non vuole somigliare a nessuno… se non a me.
Hai citato artisti come Dua Lipa, The Weeknd e Calvin Harris tra le tue principali fonti d’ispirazione: cosa ti affascina di più del pop internazionale contemporaneo?
Quello che mi affascina del pop internazionale contemporaneo è la sua capacità di essere immediato ma allo stesso tempo ricco di identità. Artisti come Dua Lipa, The Weeknd e Calvin Harris costruiscono mondi sonori riconoscibili dopo pochi secondi: uniscono energia, cura estetica e sperimentazione senza perdere coerenza.
Mi colpisce la libertà con cui mescolano generi diversi — dance, elettronica, anni ’80 — creando qualcosa di moderno e globale. E amo l’attenzione al dettaglio: ogni scelta, dal suono al visual, fa parte di una visione più grande. È proprio questo equilibrio tra emozione, stile e personalità che mi ispira e che cerco di portare anche nel progetto Andromeda.
Luna sotto Venere: La Data Zero è stata una vera esperienza immersiva. Cos’ha rappresentato per gli spettatori e per te questo tuo evento dal vivo?
La Data Zero di sabato (6 Dicembre) è stata davvero un’esperienza immersiva, e per me è stata la conferma che questo spettacolo ha un’identità forte e riconoscibile. Sul palco è nato il mondo di Luna sotto Venere: musica, luci, movimento, energia, emozione… tutto si è unito in un racconto unico.
Quello che vorrei adesso è portare questo spettacolo in altre location, farlo crescere e farlo vivere a sempre più persone. Chi verrà alle prossime date può aspettarsi un concerto che non è solo da ascoltare, ma da attraversare: momenti potentissimi, altri più intimi, coreografie, visual e tutta l’intensità dei brani dell’album. Sarà un viaggio dentro la mia storia, ma anche uno spazio in cui il pubblico può riconoscersi, lasciarsi andare e vibrare insieme a me. La Data Zero è stata l’inizio: ora non vedo l’ora di portare questa esperienza ovunque sarà possibile.
Nella tua cover di Africa hai coinvolto diversi colleghi e amici musicisti. Quanto è importante per te la dimensione della collaborazione nel tuo percorso artistico?
La collaborazione, per me, è uno degli aspetti più importanti del fare musica. La cover di Africa è nata proprio con questo spirito: creare un momento di condivisione reale, unire voci, storie e sensibilità diverse per dare nuova vita a un brano iconico. Coinvolgere colleghi e amici è stato naturale, perché ognuno ha portato dentro qualcosa di autentico.
Tra tutte le persone che hanno partecipato, Elisa Semprini ha un posto speciale. È una delle mie amiche più care, oltre che una professionista incredibile: ha lavorato con artisti come Ultimo, Umberto Tozzi e Levante, e avere una persona del suo calibro nel progetto è stato un vero onore. Il suo contributo in Africa ha dato una forza particolare al brano (ha curato personalmente tutte le ermonizzazioni e le melodie vocali), e vederla poi sul palco dello show di Luna sotto Venere è stato emozionante.
Il progetto ANDROMEDA rappresenta una rinascita personale e artistica. In cosa Manuel e ANDROMEDA coincidono e in cosa invece si distinguono?
ANDROMEDA non è un personaggio inventato, non è una maschera: nasce direttamente dal mio percorso personale, dai miei crolli, dalle mie scelte e da tutto ciò che ho dovuto ricostruire. La libertà che racconto nei brani è la stessa che ho cercato nella mia vita, e l’energia che porto sul palco arriva proprio da quel viaggio interiore.
Allo stesso tempo, però, Manuel e ANDROMEDA non sono identici. Manuel è la parte più intima, quella che vive le emozioni in silenzio, che pensa tanto, che ha bisogno dei suoi spazi. ANDROMEDA, invece, è l’espressione artistica di tutto questo: è la mia parte luminosa, quella che non ha paura di mostrarsi, di trasformare la fragilità in forza, di salire sul palco e lasciare andare tutto. La distinzione è sottile ma fondamentale: senza Manuel, ANDROMEDA non esisterebbe; senza ANDROMEDA, Manuel non avrebbe trovato il coraggio di rinascere. Sono due metà della stessa verità, due modi diversi di essere me stesso.
Guardando al futuro, qual è il prossimo passo che sogni per il tuo percorso musicale dopo l’uscita di questo album?
Dopo l’uscita di Luna sotto Venere, il prossimo passo che sogno è far viaggiare questo progetto. La data zero mi ha fatto capire quanto questo mondo possa vivere e trasformarsi sul palco, quanto possa crescere grazie all’energia delle persone. Per questo il mio desiderio ora è portare lo spettacolo in nuove città, incontrare pubblici diversi e far diventare il live una parte centrale del mio percorso.
Parallelamente, sento già nascere nuove idee. Scrivere quest’album mi ha liberato, mi ha aperto una strada nuova, più autentica. E ora ho voglia di esplorare ancora: nuove sonorità, nuove storie, nuovi capitoli che parlino della persona che sto diventando. In sintesi, il prossimo passo che sogno è questo: continuare a costruire un percorso musicale che sia vero, vivo e in evoluzione — portando Luna sotto Venere sempre più lontano, e lasciando che da questo viaggio nascano nuove canzoni e nuove versioni di me.
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