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AvA, il “diritto alla lentezza” con Vida Lenta Vida Loca

Dal 17 ottobre 2025 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e rotazione radiofonica Vida Lenta Vida Loca, il nuovo singolo di AvA. AvA intervista

Vida lenta vida loca è un brano urban pop con sfumature latine ed elettroniche, che unisce beat rilassati ma incalzanti a un mood ironico, provocatorio e profondamente contemporaneo. La produzione è essenziale ma curata, con un groove che richiama il ritmo di una vita vissuta “a passo lento”, in contrapposizione con i tempi frenetici della società attuale.

Il testo è una celebrazione ironica della lentezza come atto di resistenza. AvA racconta una quotidianità fatta di piccoli piaceri (sigarette, gin, ciabatte) e di un sano menefreghismo verso i canoni imposti. Il brano smonta con sarcasmo gli standard di successo, produttività e apparenza.

Conosciamo meglio AvA e il suo brano Vida Lenta Vida Loca in questa intervista:

Vida Lenta Vida Loca è un inno a vivere la vita con più leggerezza possibile, lontani dallo stress, dalle ansie e dalle paure. Come sei riuscita a raggiungere questa serenità che ha dato origine al suddetto brano? Come fai a “vivere con lentezza”?

In realtà Vida Lenta Vida Loca è un mantra di buon augurio, una canzone che parla prima a me stessa che altri altri. Il tempo è l’unica ricchezza esauribile che nessuno può comprare o controllare, per questo auguro per me e per chiunque, una maggiore consapevolezza di questo aspetto. Il tempo non torna indietro, dunque è fondamentale ricavarsi del tempo e dello spazio per sé stessi e godersi quello che abbiamo assieme alle persone che amiamo.

Il titolo del brano, Vida Lenta Vida Loca, evoca un contrasto tra il desiderio di un ritmo di vita più calmo e la frenesia del mondo moderno. Abbiamo parlato del modo in cui riesci a vivere con serenità la vita, ma come fai ad affrontare la velocità alla quale ci costringe ad andare la società al giorno d’oggi?

Bella domanda, onestamente non sempre ci riesco, anzi. Faccio un lavoro impegnativo e con grandi responsabilità e sono sottopressione quasi h 24 7 su 7. Bisogna avere certe attitudini e una buona dose di aggressività per muoversi in queste dinamiche e soprattutto: DORMIRE. DORMIRE IL PIU POSSIBILE! Io sono pigrissima per natura e noi pigri abbiamo una skill molto invidiabile e ricercata: siamo ottimizzatori nati. Nessuno riesce a fare in due ore lavori che richiederebbero mezza giornata di tempo. Nessuno tranne i pigri, ecco perché sotto alcuni aspetti siamo i migliori!

Il mondo corre e non aspetta nessuno, e questo vale anche per l’arte. In un contesto musicale nel quale tutti scalpitano per mettersi in mostra, come riesci a vivere la tua arte con discrezione? Non senti la voglia di metterti in mostra ed emergere?

Al contrario, da bravo squalo, adoro rimanere sotto la superficie. Credo che in un momento in cui tutti scalpitano per mezzo secondo di popolarità, chi resta in disparte rischia di attirare ancora più attenzione su di sé.

Vida Lenta Vida Loca, in sostanza, parla del diritto alla lentezza, e il concetto di diritto è una costante nella tua produzione musicale. Hai parlato del diritto alla disperazione in Requiem, del diritto alla malinconia in La fine dell’estate e in Per Aspera ad Astra, del diritto di godersi la vita nei suoi momenti effimeri e caotici in Formentera e del diritto di fallire per ricominciare da capo in Fammi Fallire. Ti va di raccontarci gli episodi che hanno portato alla nascita di questi brani e del concetto del “diritto a…”?

Temo che sia una questione di vecchiaia! Io c’ero quando il mondo era ancora “analogico”, meno accelerato e più fondato sui rapporti interpersonali. Ed ero molto giovane quando tutto questo è cambiato e siamo stati sparati a tutta velocità nell’iperspazio dell’era digitale. Questo ha portato sicuramente enormi vantaggi: mondo orizzontale, comunicazioni rapide e senza limiti geografici e la sensazione che chiunque voglia emergere abbia una possibilità.

Ma allo stesso tempo ha generato mostri, mostri che assumono le sembianze delle aspettative sociali, pressione costante per i risultati, performance prima dell’arte e numeri prima delle persone. Io sono stata sia da una parte che dall’altra e, sarà banale dirlo, ma credo che la “parte” migliore sia nel mezzo: c’è bisogno di equilibrio in ogni cosa, altrimenti rischi di svegliarti a 50 anni e di esserti dimenticato di essere giovane. O peggio, vieni fatto a pezzi da giovane nel tritacarne mediatico che è l’industria musicale di oggi e ti risvegli a nemmeno 30 anni che stai già sotto psicofarmaci. Essere e rimanere autentici, fedeli a sé stessi, è la vera sfida di oggi, anche a costo di rinunciare al successo.

AvA, come progetto da solista, nasce dopo la fine della tua esperienza con la band Calypso Chaos, di cui eri la front woman. Quest’esperienza cosa ti ha lasciato? E quanto è stata importante per il tuo passaggio alle produzioni da solista?

Devo moltissimo alle Calypso Chaos perché grazie a quella esperienza ho imparato a fare live in qualsiasi situazione. E con loro ho condiviso alcuni tra i momenti più belli della mia vita. AvA è nata dalle ceneri di quel progetto, quindi devo a loro la mia totale esistenza in quanto solista.

Chi è davvero AvA? Raccontaci di te, di com’è nato il tuo amore per la musica e quali sono state le influenze, musicali e non, che ti hanno resa quello che sei oggi a livello artistico e umano.

Faccio musica da quando avevo più o meno 6 anni, è stata colpa dei Queen e di Brian May: volevo diventare la seconda chitarrista dei Queen, per questo ho iniziato a studiare chitarra ma non avevo considerato quanto i Queen fossero più vecchi di me! Nonostante questo sogno infranto quasi subito, non ho mai smesso di suonare e con il tempo ho imparato a produrre musica in completa autonomia ed è quello che faccio tutt’ora, lasciandomi ispirare da tutto ciò che mi circonda, persone in primis.

E voi cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra con un commento e continuate a seguirci su Musicaccia!

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