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Campi, imparare a ricucire e proteggere con Riparare

Dal 10 ottobre 2025 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica Riparare, il nuovo singolo di Campi realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.

Riparare è un brano intenso che cresce in dinamica, mescolando delicatezza e forza, e affronta il tema dei legami e della fragilità. È un invito a custodire e ricucire, piuttosto che gettare o rompere. In una società che consuma e sostituisce tutto, scegliere di riparare – sia oggetti che rapporti – diventa un atto di resistenza e cura.

Conosciamo meglio Campi e la sua nuova canzone in questa nostra intervista:

Sei laureato in Lettere Moderne e dal testo di Riparare si nota il tuo amore per la letteratura italiana (“Una poesia di Montale”). Com’è stata la tua esperienza universitaria e come ha influito sul tuo percorso artistico?

Mi sono laureato con una tesi sull’onomatopea nella canzone italiana, che poi è diventata un libro: Da Tapum a Skrt. L’onomatopea nella canzone italiana, in cui analizzo come questi espedienti raccontino, nel tempo e nella storia, aspetti legati alla società.

Indubbiamente, questa esperienza mi ha permesso di essere sempre a contatto con le parole e ha influenzato profondamente la mia scrittura: come si vede nelle mie canzoni ci sono spesso riferimenti letterari, da Montale in Riparare a Calvino nella canzone Leggera, ispirata alla leggerezza delle Lezioni americane, scritta sul banco di scuola.

A livello artistico come nasce Campi? Quali sono le influenze che lo hanno reso ciò che è oggi?

Sono cresciuto con la musica in casa e ho iniziato presto a prendere lezioni di chitarra. Il primo impulso è stato subito quello di comporre: scrivere testi e melodie è stato per me un modo fantastico per esprimere quello che sentivo in modo creativo. Ho continuato a scrivere tanto per raccontare ciò che vivevo, fino alla pubblicazione del mio primo album,

Un ballo di altalene, che raccoglie diverse sfumature e canzoni scritte nel tempo e che raccontano momenti della mia vita. Essendo bolognese, sono cresciuto con riferimenti del cantautorato della mia città, come Dalla, Bersani, Cremonini e Carboni; all’estero, invece, sono un grande fan dei Beatles e di David Bowie.

Imparare a riparare“, sono queste le parole che concludono il ritornello di Riparare. Ma come si impara a riparare? E cosa ti ha insegnato a farlo?

Riparare è inteso nel doppio senso di mettere al riparo, avere cura di tutto ciò che è importante conservare e di provare ad aggiustare perché “le cose” possano durare, “contro tutto il vuoto che ci assale”, contro il nostro consumare in un attimo e via.
Imparare a riparare è prima di tutto un percorso personale.

Significa prendersi cura di sé, delle relazioni, degli errori e delle fratture che la vita inevitabilmente produce. La musica mi ha insegnato a farlo: scrivere e confrontarmi con le mie emozioni è una forma di riparazione, così come cercare di migliorare le cose che posso cambiare.

Il genere indie è senza dubbio tra i più in voga negli ultimi anni, sia per le sue sonorità che per le tematiche trattate. In un contesto musicale così affollato credi di essere riuscito, in qualche modo, a distinguerti? E come intendi far evolvere la tua musica?

Sì, più che “indie” di per sé, che è difficile da definire, credo che quello che faccio possa essere visto come una sorta di cantautorato pop. Per i riferimenti con cui sono cresciuto e per il mio modo di esprimermi, cerco sempre di unire profondità e leggerezza, provando a dire qualcosa che sento di trasmettere con gusto per la melodia e attenzione al testo.

Credo che questa caratteristica della mia poetica sia molto personale e spero riesca a distinguersi, almeno nelle orecchie di chi mi ascolta. Sono sempre tentativi di esprimermi: cerco di raccontare quello che vivo e sento senza farmi condizionare. Cercando di avere uno sguardo sempre diverso, anche la mia musica ha diverse sfaccettature. Non so come si evolverà né come mi evolverò io, ma chi vuole potrà seguire questo sviluppo nei prossimi brani.

A giugno del 2024 hai avuto l’onore di aprire il concerto di Vasco Rossi a San Siro. Com’è stato esibirsi in quella cornice di pubblico prima della performance di Vasco? Con quali altri artisti vorresti collaborare? E quali altri obiettivi ti poni come cantante e artista?

È stata un’emozione incredibile. Suonare in un posto come San Siro, prima di una leggenda come Vasco, credo sia il sogno di moltissimi musicisti. È un ricordo e un’esperienza che, qualunque cosa succeda, nulla potrà portarmi via. Sul palco è stata una grande botta di adrenalina: io e i miei musicisti ci siamo accorti poco di quello che stava accadendo in quel momento.

Solo dopo, quando Vasco ha iniziato a cantare, ci siamo resi davvero conto di cosa fosse successo e, davanti a tutta quella gente, ci siamo commossi. Da buon bolognese, i cantanti con cui sogno di collaborare sono Cesare Cremonini e Samuele Bersani, artisti che ammiro molto e con cui sarebbe un vero onore scrivere.

Hai già prodotto diversi brani. A quali sei più affezionato? E ce ne sono invece alcuni che non senti più tuoi?

Sono molto legato a Leggera, che, come dicevo prima, è nata sui banchi di scuola e rappresenta un po’ il mio manifesto: per l’ingenuità e la spontaneità con cui l’ho scritta, sento che mi rappresenti ancora oggi. Anche Non moriremo mai è un brano speciale: scritto d’impulso, con l’urgenza di esprimermi, racconta molto di me e di un periodo particolare della mia vita.

Un ballo di altalene è una ballad che mi emoziona ogni volta che la canto; poco tempo fa ho avuto la grandissima gioia di eseguirla accompagnato dall’“Orchestra Leggera”, un gruppo di amici musicisti, in Piazza Maggiore a Bologna, per la festa di San Petronio, gremita di gente in silenzio: è stata un’esperienza davvero magica. Non ci sono canzoni che non mi rappresentano più, perché tutte raccontano un pezzo della mia vita. Oggi sono una persona diversa, ma riascoltandole rivivo momenti unici della mia storia, come se li vivessi di nuovo.

La generazione anni ’90 soffre di una eterna sensazione di sospensione, di incertezza e di nostalgia. Queste sono tematiche che fanno da perno per molti dei tuoi brani. Come credi si possa sconfiggere, o comunque affrontare, questa insicurezza verso il futuro?

Sì, nel mio primo disco ho parlato molto di questi temi. Un ballo di altalene parla proprio di essere sospesi, in equilibrio tra slanci di speranza e momenti in cui ansia e incertezza sembrano prendere il sopravvento. L’idea è quella di ballare e spezzare i fili di queste metaforiche altalene per prendere il volo. Rileggendo le mie canzoni, credo di ritrovare sempre un filo rosso: il “deus ex machina” all’interno dei brani si manifesta nella leggerezza, nella collettività e nel fare squadra di fronte alle difficoltà, perché nessuno si salva da solo.

Credo che sia l’unico modo: mettere da parte la competizione e l’egoismo, e cercare di raggiungere obiettivi comuni insieme. Anche nella musica sto riscontrando tanto questo aspetto: è nell’amicizia e nell’aiutarsi a vicenda davanti alle difficoltà, in questo mondo che è di tutti, che si riescono a costruire cose importanti. Da soli non si va da nessuna parte.

Legandoci a questo discorso, ormai è sempre più difficile sognare. Tu come riesci a portare avanti le tue aspirazioni e ciò in cui credi?

Credere nei sogni è sempre più difficile, perché la realtà è complessa e spesso fuori dal nostro controllo. Io continuo a farlo, alimentando ogni giorno le mie passioni attraverso la musica e il lavoro costante.

Non è solo una questione di disciplina, ma anche di coraggio: significa scegliere di seguire ciò in cui credi, nonostante le difficoltà, e costruire passo dopo passo il percorso che senti giusto. I sogni, poi, come le nuvole, cambiano forma lungo il cammino: ciò che conta davvero è ciò che ti guida. Se fai le cose che ami con passione, coraggio e tanto sacrificio, affrontando gli ostacoli, allora la strada che stai percorrendo è quella giusta.

E voi cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra con un commento e continuate a seguirci su Musicaccia!

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