Dal 19 dicembre è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming Nuvole blu, il secondo inedito di Elisa Benvenuto.
A soli 16 anni, Elisa Benvenuto rinnova la sua volontà di trasmettere messaggi profondi, affrontando temi di vulnerabilità e speranza in un periodo storico segnato dai conflitti. Nuvole blu è una preghiera Pop/Soul per la Pace, potente ed evocativa, scritta insieme all’autore e compositore milanese Daniele Piovani, che la segue artisticamente, e arrangiata da Alioscia Arioli (AlyStudio, Milano). Il mix e mastering sono stati affidati ad Aemme Studio Recordings.
Il brano è dedicato ai bambini, visti come simboli di speranza e innocenza, ma troppo spesso vittime silenziose e invisibili delle guerre. Le “Nuvole blu” simboleggiano il loro sogno di un futuro migliore, un desiderio di libertà e pace che emerge anche nel contesto del dolore.
Elisa Benvenuto è una cantautrice pop/soul, amante del blues e del jazz. Classe 2009, vive ad Assisi, in provincia di Perugia. Suona il pianoforte e il clarinetto, proprio come i suoi genitori, dai quali la passione le è stata trasmessa fin dai primi anni di età. Il desiderio di cantare è arrivato invece come sfogo personale, dettato da un momento difficile, nel quale proprio il canto è stato il suo rifugio. Da lì ha iniziato un percorso didattico anche a livello
vocale.
Ha partecipato a diversi concorsi musicali nazionali, tra cui il Cantagiro, Sanremo Junior e altri a livello locale, anche con una band. Dal 2025 è seguita artisticamente dall’autore e produttore milanese Daniele Piovani. A settembre 2025 partecipa al programma televisivo Tú sí que vales, presentando nella prima puntata una cover di Bohemian Rhapsody, ed è finalista al Tour Music Fest.
Nuvole blu nasce come una vera e propria preghiera per la pace. Quando hai capito che questa canzone non era solo un brano musicale, ma un messaggio necessario da condividere?
L’ho capito ancora prima di iniziare a scrivere il testo. Sapevo fin dall’inizio che non volevo creare una ‘semplice’ canzone, ma dare vita a un messaggio che sentivo urgente. Prima ancora di raggiungere il mio produttore a Milano, avevo già chiaro l’argomento e il modo in cui volevo trattarlo: sentivo un bisogno interiore fortissimo di dare voce a tutto quello che provavo guardando e ascoltando i telegiornali. Mi sono resa conto che la musica era l’unico mezzo che avevo per trasformare quel magone che sentivo dentro in qualcosa di utile, qualcosa che potesse spingere gli altri a non girarsi dall’altra parte.
Nel testo parli dei bambini come “vittime silenziose” dei conflitti. C’è stato un episodio, una notizia o un’immagine che ha acceso in te il bisogno di raccontare questo tema?
Più che un singolo episodio, a spingermi è stata una sensazione che provavo ogni volta che guardavo il telegiornale: mi ha colpito molto il modo in cui venivano raccontati i conflitti. Si parlava di numeri, di statistiche e di dati, ma in maniera estremamente fredda. Ho sentito che in quel modo si perdeva il senso della tragedia umana: dietro quei numeri ci sono vite, sogni e storie spezzate. Questo ha acceso in me il bisogno di reagire attraverso la musica e le parole. Ho scelto di rivolgermi ai bambini, a quelle che io chiamo ‘nuvole blu’, proprio per ridare un’identità e una voce a chi è fragile, unico e non merita di essere ridotto a una semplice cifra.
A sedici anni affronti argomenti complessi come guerra, dolore e speranza. Come riesci a conciliare la tua sensibilità adolescenziale con una realtà così dura come quella che stiamo vivendo negli ultimi anni?
Capisco che per il pubblico possa sembrare strano che una ragazza della mia età scelga temi così forti; molti pensano che a sedici anni si debba cantare solo di cose leggere. Io però ringrazio di avere questa sensibilità, che devo molto all’educazione della mia famiglia: mi hanno insegnato l’importanza di essere trasparenti e di non nascondersi dietro alle bugie, anche quando la verità è dura da accettare. Credo che sia fondamentale, fin da giovani, provare a capire cosa succede nel mondo, anche se non lo viviamo in prima persona. Spesso si dice che essere fragili sia un difetto, ma per me è il contrario: è proprio grazie alla mia fragilità che riesco a sentire così tanto e a trasformare quelle emozioni in musica. Non è un peso, è il mio modo di essere autentica.
Com’è stato lavorare alla scrittura di Nuvole blu insieme a Daniele Piovani e alla produzione con Alioscia Arioli? In che modo questo team ha valorizzato la tua visione artistica?
Ogni volta che vado a Milano per registrare è un’esperienza unica: passiamo ore e ore in studio senza fermarci mai, ma per me non è affatto un peso, anzi, è un momento di crescita che amo profondamente. Scrivere ‘Nuvole Blu’ non è stato semplice, perché toccare un argomento così delicato richiede cura e rispetto; ma grazie a Daniele Piovani siamo riusciti a trovare le parole giuste per dare voce ai miei pensieri. L’arrangiamento di Alioscia Arioli, poi, è stato fondamentale: è riuscito a dare un’anima al brano, creando un’atmosfera dove ogni emozione si percepisce chiaramente. Mi sento davvero valorizzata da questo team, sia dal punto di vista artistico che umano; sono professionisti unici e senza di loro non avrei potuto dare una forma così potente alla mia visione.
Vivi ad Assisi, una città simbolo di pace e spiritualità. Quanto questo luogo ha influenzato l’anima del brano e il tuo modo di vivere la musica?
Sicuramente nascere e crescere in un luogo come Assisi offre un’ispirazione naturale per affrontare argomenti così delicati; l’aria che si respira qui ti porta quasi inevitabilmente verso una certa sensibilità. Tuttavia, credo che non sia solo una questione di territorio, ma di ciò in cui si crede. Per me, conta molto quanto la mia fede e il mio vissuto si avvicinino agli insegnamenti di San Francesco. So bene che interpretare e mettere in pratica i suoi valori nella vita di tutti i giorni non è facile per nessuno, ma io ci provo con tutto il cuore. ‘Nuvole Blu’ è anche il frutto di questo percorso: cerco di trasformare la spiritualità che mi circonda in un messaggio concreto di pace attraverso la musica.
Dopo l’esperienza televisiva a Tú sí que vales e il riscontro positivo del tuo primo inedito Al di là del mare, senti di essere cresciuta artisticamente? In cosa ti senti più cambiata oggi?
Sì, mi sento sicuramente cresciuta, ma non mi sento affatto arrivata. Credo che il percorso di un artista sia fatto di passi continui e io sono sempre pronta a mettermi in gioco per migliorare. Rispetto all’inizio, sento di avere più consapevolezza sia nella scrittura che nell’interpretazione: ogni palco e ogni ora passata in studio mi hanno insegnato qualcosa di nuovo. Tuttavia, vivo questo momento con molta umiltà, sapendo che posso fare sempre meglio. Il mio sogno è lì davanti a me e lo seguo con dedizione, cercando di imparare ogni giorno per trasformare la mia passione in qualcosa di sempre più solido e profondo.
Se Nuvole blu potesse arrivare idealmente a chi soffre in questo momento, soprattutto ai più piccoli, che messaggio vorresti che restasse nel loro cuore?
Ai bambini che soffrono vorrei dire, prima di tutto, che non sono soli. Con questo brano voglio far sentire loro che gli sono vicina e che li sostengo con tutto il cuore, se non fisicamente, almeno musicalmente. So bene di non poter capire fino in fondo il dolore che stanno vivendo, perché è un’esperienza inimmaginabile, ma attraverso le mie note provo a mandare loro un raggio di speranza. Vorrei che la mia voce arrivasse come un abbraccio silenzioso, per ricordare a ognuno di loro che la loro vita è preziosa e che c’è qualcuno, dall’altra parte del mondo, che canta e prega perché torni presto il sereno.
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