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Er Pablo, l’incessante scorrere del tempo in Johnny

Dal 27 marzo 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica Johnny, il nuovo singolo di Er Pablo.

Johnny è un brano che esplora il tema dell’incessante scorrere del tempo. Per dare forma a questo concetto, Pablo evoca la figura del pirata Johnny che, proprio come il tempo, passa per non tornare mai più. Il brano è caratterizzato da un sound morbido e cadenzato che entra in contrasto con un rapping veloce e incisivo. La struttura sonora è arricchita da una voce femminile, fondamentale nel sottolineare la melodia e nel conferire al pezzo una carica emotiva ancora più profonda.

Il videoclip di Johnny, diretto dallo stesso Pablo Deleuse, è stato realizzato alternando riprese in studio a suggestive location esterne. La struttura visiva ruota attorno a due inquadrature principali che interagiscono costantemente tra loro. Attraverso una ricercata fusione di questi elementi, prende vita un’immagine unitaria dove il colore diventa il filo conduttore, guidando lo sguardo dello spettatore. Il risultato è un’estetica che riesce a essere, simultaneamente, statica e dinamica.

Pablo Deleuse, in arte Er Pablo, è un cantautore romano esponente della nuova scena hip-hop. Il suo percorso artistico affonda le radici nella recitazione ma, ancora giovanissimo, scopre una viscerale passione per la musica. Trae ispirazione dal rap romano della vecchia scuola e dallo studio dei testi di pilastri come Primo Brown, i Villa Ada Posse e i Colle der Fomento.

Inizia a scrivere i suoi primi brani a soli 11 anni, influenzato dagli autori che ancora oggi studia costantemente. All’età di 16 anni, affascinato dalla musica suonata dal vivo, intraprende da autodidatta lo studio di diversi strumenti: chitarra, pianoforte e batteria. Questo amore per la strumentazione lo porta ad approfondire vari generi, trovando la propria dimensione ideale nel rap strumentale.

Johnny affronta il tema del tempo che scorre: cosa ti ha spinto a raccontarlo attraverso la figura del pirata Johnny? “Johnny è una citazione al coro “Leave her Johnny”.

Nel testo di questo coro si parla appunto del pirata Johnny e delle rinunce che deve fare per proseguire il suo viaggio. Questa figura che si lascia costantemente alle spalle qualcosa mi ha ricordato le lancette di un orologio, come Johnny anche loro si lasciano costantemente qualcosa alle spalle, secondi, minuti, ore, giorni.

Nel brano c’è un contrasto tra un sound morbido e un rap veloce e incisivo: come hai lavorato per bilanciare questi due elementi?

Non è stato facile trovare il giusto equilibrio tra la crudità del mio rap, e la leggiadria della musica, ovviamente questa scelta non è un casuale. L’accompagnamento musicale essendo morbido porta l’ascoltatore in uno stato di rilassatezza, mentre la mia voce da quasi fastidio all’orecchio, ed essendo molto veloce crea uno stato di tensione nell’ascoltatore. Questo scontro tra i due elementi vuole rappresentare come mi sento io davanti allo scorrere del tempo, spesso per me è difficile accettare il fatto che il giorno che sto vivendo oggi non tornerà mai più, altre volte mi conforta sapere che in ogni caso arriverà domani.

Hai citato Le Mer di Claude Debussy come ispirazione: in che modo questa influenza si riflette concretamente nel pezzo?

Una canzone non nasce da un singolo elemento, e prima di arrivare alla sua forma finale passa per più passaggi e riscritture. Non penso che possiamo trovare un’influenza concreta nella versione definitiva, ma è stato necessario per arrivarci. Le Mer è una composizioni che ha cambiato il mio modo di interpretare la musica, durante la prima volta che l’ho ascoltata, mi resi conto che quelle note non riuscivano a farmi vedere il mare, ed essendo il mio rapporto con la musica strettamente visivo, non riuscivo a comprenderla.

Improvvisamente però mi resi conto che avevo ragione, Le Mer di Debussy non mi faceva vedere il mare, ma aveva il potere straordinario di farmelo sentire, il crescere del vento, l’oscillare delle correnti, lo sbattere delle onde…. Dopo quel primo ascolto decisi di provare a trasmettere questa sensazione nella mia musica, così scrissi uno spartito interamente orchestrale, con pochi accenni di voce verso la fine, quello spartito è diventato Johnny.

La presenza della voce femminile è molto significativa: che ruolo narrativo ed emotivo volevi attribuirle?

La voce femminile è stata indispensabile per far legare il mio rap crudo con la morbidità della musica. Avere una voce morbida e leggiadra come quella di una donna è fondamentale in un brano come Johnny che vuole tenerti sulle spine ma farti rilassare allo stesso tempo, ovviamente arrivare a questo risultato ha richiesto tempo e tanto studio emotivo delle voci.

Nello specifico la voce femminile si sviluppa in crescendo e ha più ruoli, durante l’intro ha funzione di protagonista, e i vocalizzi che effettua ricordano la ninna nanna di una mamma, durante il ritornello la voce femminile esplode e va quasi a coprire la mia voce, che si alleggerisce. Durante la maggior parte del pezzo ha la funzione di “collante”, crea un ponte tra il duro del rap e il morbido della musica, per farli sposare al meglio.

Hai diretto personalmente il videoclip: cosa volevi comunicare attraverso il gioco tra staticità e dinamismo e l’uso del colore?

L’obiettivo del video è rappresentare il mio dualismo verso lo scorrere del tempo, attraverso un’inquadratura più “tesa” e una “rilassata”. Le due inquadrature si mischiano tra di loro per lasciare spazio ai colori per l’appunto. Essendo due immagini sovrapposte e alternate, i colori giostrano tra caldi e freddi facendo sì che l’interpretazione emotività di chi lo guarda viene direzionata dai colori.

Il tuo percorso parte dalla recitazione: quanto questa esperienza influisce oggi sul tuo modo di scrivere e interpretare la musica?

Il teatro è stato il mio primo contatto stretto con il mondo dell’arte, dentro ai teatri ho imparato l’emotività delle parole e come interpretare varie parole in maniera diversa. Inoltre dalla recitazione sono arrivato al musical che mi ha fatto provare l’emozione di stare sul palco con gli strumenti, lì ho capito che volevo fare musica. Il mestiere dell’attore si basa principalmente sull’interpretazione dei testi, probabilmente io ho proiettato quello stesso studio nell’interpretare la musica.

Sei cresciuto ascoltando artisti come Primo Brown e i Colle der Fomento: in che modo queste radici convivono con la tua voglia di sperimentare nuove sonorità?

Il mio mondo è l’hip hop, e ovviamente sono cresciuto focalizzandomi in quello. C’è da dire però che dentro casa mia si ascoltano altri generi di musica, banalmente mia mamma mi ha illuminato la strada del Rock dei Clash, e mio papà quella dei grandi cantautori italiani come Zucchero e De Gregori. Io considero il rap il genere perfetto in quanto può essere applicato a tutti i tipi di musica, serve solo un ritmo per fare rap.

È stato inevitabile unire gli insegnamenti della cultura Hip Hop romana a tutto il mondo che avevo intorno. Riassumendo. Primo Brown mi ha insegnato che una strofa devi saperla fare dall’inizio alla fine, Brusco mi ha insegnato a credere nei sogni e nelle idee e De Gregori a non aver paura di un calcio di rigore.

Spesso dici che ti interessa l’interpretazione personale dei tuoi testi: c’è un significato di “Johnny” che ti ha sorpreso particolarmente tra quelli dati dal pubblico?

L’interpretazione di un testo ci dice molto della persona e analizzare una lettura diversa dalla tua ti permette di cercarla in te. Johnny nello specifico mi ha sorpreso di recente grazie a un mio amico che mi ha fatto notare la somiglianza tra il mio personaggio “Johnny” e il personaggio “Tempo” in Alice attraverso lo specchio. Mi ha stupito dato che il primo testo che trattava questo argomento l’ho scritto dopo aver visto quel film. Grazie alla sua lettura oggi so che inconsciamente devo aver legato anche questa figura.

E voi cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra con un commento e continuate a seguirci su Musicaccia!

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