mercoledì, Febbraio 28, 2024

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Intervista a Foggy Project, da Ahi! Buongiorno all’uso dei social

Il 17 novembre ha fatto il suo debutto, in radio e in digitale, Ahi! Buongiorno (prodotto da João Moreira al Moreira Studios di Porto), nuovo singolo di Foggy Project, progetto pop-elettronico dell’artista palermitano Francesco Pintaudi. Scopriamo insieme, in quest’intervista, chi è l’artista con base a Lisbona e qual è il percorso artistico che lo ha portato a concepire Ahi! Buongiorno. Foggy Project Intervista

Nel corso della tua vita artistica e personale hai visitato diversi luoghi diversi tra loro per cultura e tradizione. Sei nato a Palermo ma hai vissuto a Berlino e ora a Lisbona. Quanto questo continuo spostamento ha influito sul tuo stile musicale?

Questi viaggi e il percorso che ho fatto hanno influenzato tanto la musica che suono oggi. Mi è sempre piaciuto scrivere, arrangiare e creare, e in ogni luogo ho raccolto qualcosa di nuovo che poi ho mischiato, in maniera del tutto naturale, alle basi musicali e ai gusti che ho da sempre e che fanno parte della mia personalità.

Melodia e forma canzone mi sono rimaste dalle esperienze in Italia, minimalismo ed elettronica da Berlino, ritmi, colori e mix di lingue da Lisbona. Si è unito tutto quello che ho vissuto e sono curioso di scoprire io stesso quali saranno le prossime tappe.

In questa tua crescita e maturazione personale in ambito musicale, frutto di queste esperienze, quanto ha invece influito il rapporto con il cantautore Nicolò Carnesi, con il quale hai suonato per dieci anni?

L’esperienza con Nicolò è stata molto intensa perché nasce da tempi non sospetti in cui tutti e due come normali amici, ognuno col proprio progetto musicale, frequentavamo l’Accademia di Belle Arti di Palermo, con scarsi risultati, tanti caffè e tanta voglia di fare musica insieme. Erano altri tempi e da li è iniziato tutto, i primi EP e Dischi e i primi tour in tutta Italia, decisamente punk come attitudine.

Sono cresciuto molto e soprattutto ho avuto la fortuna di poter viaggiare tanto e conoscere tanta gente in tutta Italia, con molti siamo tutt’ora amici. Dalla Sicilia è sempre dispendioso viaggiare, ma noi avevamo fame di musica e concerti e non ci fermavamo mai. Questo contatto col palco è stato fondamentale ad avere disciplina e professionalità, ci sono alcune regole anche “morali” e tempistiche da rispettare tra viaggi, soundcheck e concerti e a me, in quanto “precisino”, è un aspetto che ha sempre affascinato.

Dai tuoi brani si evince la grande importanza riservata alla componente elettronica, che è a conti fatti il tuo vero e proprio marchio di fabbrica. Ma cosa nasce prima, in sede creativa? Il testo o le note che lo accompagnano?

È un processo che può variare molto, in alcuni casi nasce dai Sequencer e Synth con cui suono, perché posso registrare mentre strimpello con me stesso, dei primi suoni e melodie che in seguito diventeranno i brani interi, in post produzione al pc.

In altri casi mi trovo a scrivere di getto dei testi o delle frasi, magari già con una melodia, e da li costruisco la musica cercando di farla essere un buon vestito per quello che ho scritto. Poi l’ispirazione varia sempre tanto ed è imprevedibile, io ho alcune abitudini ma creativamente seguo tanto l’istinto e meno la tecnica, anche perché non ne ho molta.

Foggy Project, il nome dato al tuo progetto musicale, si sta concentrando anche a produrre altri artisti sparsi per il mondo. Cosa ti ha spinto a puntare anche su quest’ambito?

Per me è passione e in alcuni casi mi è capitato che qualcuno mi chiedesse di registrare qualcosa per lui, da li ci ho preso gusto perché mi piace giocare con gli arrangiamenti e soprattutto mi stimola la creazione. Quindi negli ultimi anni, oltre comporre e registrare solo per me, mi capita di farlo anche con altri musicisti che si ritrovano allineati al mio gusto personale.

Di recente ho prodotto con Little Gas un tributo a Nick Drake, e ora sto lavorando con Benjamin, un cantautore argentino. Un sogno che ho sarebbe creare musiche per film o cortometraggi. Aggiungendo “Project” insieme al mio soprannome “Foggy”, ho voluto dare un significato più ampio. Mi serviva anche per sentirmi più libero creativamente e poter accogliere altri progetti senza rimanere fermo solo su di me e la mia musica.

Passiamo alla canzone Ahi! Buongiorno, il tuo nuovo singolo disponibile da venerdì 17 novembre in radio e in digitale. Una canzone che tratta dell’ostentazione sui social, dal mostrare i propri addominali a “filmarsi a bere detersivo”. Il cambiamento avvenuto con l’avvento dei social nei rapporti interpersonali è lapalissiano, ma secondo te tale cambiamento ha connotazioni positive, negative o entrambe? E in che forma?

Secondo me, per quello che può valere, ha avuto una connotazione tendente al negativo. Dipende molto dall’uso che si fa dei social, suppongo, anche perché ormai sono cosi radicati nelle nostre vite che non credo si possa tornare indietro, anzi.

Però si potrebbe riflettere sul tipo di utilizzo che ne facciamo, e questo è un discorso molto soggettivo che ogni individuo dovrebbe fare con sé stesso, quindi succederà mai? Non credo. Ahi! Buongiorno in realtà non prende posizione ma lascia forse nel dubbio, con un punto di domanda. Io ho ironizzato perché effettivamente molti video mi facevano ridere nella loro assurdità, e da li è nato questo singolo.

Abbiamo parlato dell’impatto che hanno avuti i tuoi viaggi e le tue relazioni in ambito musicale sul tuo stile artistico. Quali sono però gli artisti ai quali ti ispiri e che, in un certo senso, hanno dato origine a Foggy Project?

Ho dei pilastri che nel tempo non cambiano mai e mi hanno formato tantissimo musicalmente, come i Cure, i Velvet Underground, New Order, Happy Mondays, Battiato, Battisti, e nel tempo mi aggiorno e scopro nuova musica, sicuramente molto in ritardo nella media.

Tra gli artisti che ho ascoltato di più gli ultimi anni, e che insieme alle band citate prima, hanno in parte influenzato la mia musica, ci sono i The Blaze, LCD SoundSystem, Fat Freddy’s Drop, Kalabrese, molto Funky, un po’ di musica Cabo Verdiana, il compositore giapponese Shinichi Atobe che un coinquilino mi fece conoscere qui a Lisbona, e un pizzico di Beach Boys.

E voi cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra con un commento e continuate a seguirci su Musicaccia! Foggy Project Intervista

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