martedì, Marzo 5, 2024

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Intervista a Ciliari, amore e sofferenza nell’album d’esordio “Maledetti noi”

Venerdì 8 dicembre è stato rilasciato Maledetti Noi, primo album di Ciliari (distribuito da Believe). L’album, composto da dieci tracce, trova un perfetto equilibrio tra synth, piano, chitarre e cantautorato italiano e racconta le mille sfaccettature di quel sentimento sentimento potente e complesso che prende il nome di “amore”. Scopriamo insieme, in quest’intervista, chi è Ciliari e qual è stato il processo artistico e personale ad aver dato vita a Maledetti noi.

Maledetti noi è il tuo album d’esordio e contiene dieci brani. Ad aprire l’album è Giradischi, canzone che parla di un amore estivo che viene metaforicamente paragonato, come suggerisce il titolo, a un giradischi. L’amore è di certo l’elemento più ricorrente nel mondo della musica, ma tu come hai deciso di raccontare questo sentimento in questa canzone e nell’album in generale?

In realtà nelle canzoni racconto solo le esperienze così come le vivo, come le ho vissute in passato, o comunque nella maniera più sincera possibile. Quando scrivo una canzone non penso molto a quello che “potrebbe funzionare” ma a quello che potrei realmente provare.

Dalla canzone che apre l’album passiamo invece a quella che lo chiude, ossia Fine. La particolarità di questo brano è che non è presente un testo, ma solo arrangiamento, un po’ come se fosse la traccia finale della colonna sonora di un film. Come mai questa peculiare scelta?

Ho immaginato il disco come un vero e proprio viaggio, fatto di momenti difficili ma anche bellissimi. Fine è proprio la conclusione di questo viaggio, il momento della consapevolezza, in cui non servono più parole perché ci siamo detti tutto. In quella canzone ho immaginato il momento in cui ci si guarda negli occhi senza dire niente e solitamente o parte il “limone” o è finita, ma comunque rimane un qualcosa di forte.

Alcune delle tracce presenti in Maledetti noi sono parecchio spensierate e hanno diversi richiami alla stagione estiva. Una però ha un’anima decisamente più sofferta, ovvero Sono già morto, canzone che in certi momenti sembra davvero un vero e proprio grido d’aiuto. «Basterebbe cancellare tutto per restare in pace con me stesso», questo un estratto del tuo singolo. In quale momento della tua vita hai scritto questa canzone? E rappresenta ancora le emozioni che provi?

Ci sono dei momenti in cui si vorrebbe soltanto dimenticare, in cui la mente non fa che pensare a quello che si è perso, in cui ci sentiamo devastati. Credo sia uno dei pezzi più sinceri che abbia mai scritto, in un momento in cui non sapevo come uscirne, ma bisogna andare avanti.

Maledetto amore è invece la canzone che, in un certo senso, fonde l’anima più spensierata del progetto con quella invece più tormentata. Un brano nel quale si maledice l’amore ma in chiave ironica e che offre comunque un minimo di speranza. Come riesci a equilibrare queste due anime così distanti tra loro?

Credo che Maledetto Amore sia un pezzo abbastanza maturo, che deriva da una serie di errori e prese di coscienza. Una sorta di chiave per superare i momenti difficili

In Maledetto Amore citi autori come Dalla e Battisti i quali, com’è intuibile, fanno parte del tuo bagaglio culturale. Quali sono però gli altri artisti, sia in ambito musicale che non, che hanno reso Ciliari ciò che è oggi?

Ascolto sempre tantissima musica e anche in maniera inconscia assorbo tantissimo da quello che vivo e quello che ascolto, quindi ci sono ovviamente degli artisti che mi hanno segnato tantissimo, come appunto Dalla e Battisti, ma non smetto mai di sorprendermi e di ascoltare, anche per crescere a livello di scrittura e di sound. Ciliari è appunto l’insieme di tutto quello che ho ascoltato e vissuto fino ad ora.

Come abbiamo visto, l’amore è la costante di questo tuo album d’esordio. Come si è evoluto (o involuto) questo sentimento con l’avvento dei social, delle app di dating e, soprattutto, in questo periodo storico post pandemia?

L’amore per me è stato sempre un bel casino, con o senza social, e credo che questi ultimi abbiano creato ulteriore confusione. Quello che posso dire è che le storie più belle mi sono capitate per caso, in qualche bar, vivendo la vita vera, quindi consiglio di andarsi a fare una birretta ogni tanto che magari finisce che ci si innamora, anche senza cellulare.

Vorrei concludere quest’intervista parlando del brano Ciao, così da poter anche “salutare” i lettori. Una canzone che parla di cambiamento, della presa di coscienza di star meglio senza qualcuno che ci ha «detto addio». Ma Ciao rappresenta davvero questa convinzione di non amare più qualcuno o il “protagonista” della canzone cerca di autoconvincersi della cosa?

Direi che sono entrambe le cose, prima o poi arriva il momento di dirsi addio, ed è giusto così, anche se fa male, perché le cose possono cambiare, anche se spesso è difficile accettarlo, ma dobbiamo imparare a lasciar andare il passato, quello che appunto ci fa stare male, perché l’amore è folle, è irrazionale, ma deve rimanere un sentimento bello e sincero, altrimenti non è più amore, e poi non sappiamo mai cosa può riservarci il futuro. 

Quindi io vi saluto e ci si vede nel futuro, che non si sa mai, magari ci si innamora.

E voi cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra con un commento e continuate a seguirci su Musicaccia! Ciliari intervista

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