martedì, Marzo 5, 2024

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Intervista a Paolo Miano, la “Revoluzione” dopo dieci anni di pausa

Dal 12 gennaio è disponibile in esce in digitale e in rotazione radiofonica Un mazzo di fiori, il secondo singolo del cantautore catanese Paolo Miano. Il brano, preceduto da Senz’amuri, anticipa il disco dal titolo Revoluzione, in uscita nei prossimi mesi, e sarà accompagnato dal videoclip. A dieci anni dalla pubblicazione del suo precedente album, ovvero Kokorozashi, com’è cambiato Paolo Miano come artista e persona? Scopriamo in questa intervista:

Un mazzo di fiori precede l’uscita del tuo nuovo album, ovvero Revoluzione. L’album in questione arriva ben dieci anni dopo il tuo precedente album, Kokorozashi. Cosa ti ha portato a prenderti una pausa così lunga prima di pubblicare un nuovo album? E com’è cambiato Paolo Miano come artista e persona?

Bella domanda! Diciamo che concluso il “ciclo” di Kokorozashi, ritenevo di dovermi prendere una pausa per maturare un nuovo flusso di canzoni. Nel frattempo, io ed il mio amico Mario Ferrarese abbiamo deciso di rispolverare un nostro vecchio progetto, molto distante dal mio pop elettroacustico, i Chrome Sky, un duo che definirei electro-metal dalle atmosfere molto cupe, con il quale abbiamo finito per pubblicare due album ed un EP. Questo, unito ad alcune necessità personali di vita quotidiana, mi hanno allontanato dal mio progetto cantautorale per un po’. Nel frattempo avevo incontrato Daniele Grasso, il mio attuale produttore, con cui ci siamo subito trovati d’accordo sul mio desiderio di virare la mia direzione artistica verso generi che trovavo più consoni alla mia vocalità come il soul e il blues. Ma è soltanto dopo la pandemia, da questo punto di vista un’alleata più che un ostacolo, che sono riuscito a mettere a fuoco la mia scrittura in questo senso.

Tornando al tuo primo album, il titolo di quest’ultimo era una parola giapponese che sta significare direzione del cuore. Che direzione ha preso il tuo cuore in questi anni? E dove credi ti porterà nei prossimi?

Quando ho composto e scritto le canzoni di Kokorozashi sentivo un grande bisogno di leggerezza, ottimismo e candore, che è sicuramente riflesso nell’album. Erano già tempi difficili e volevo trasmettere un po’ di gioia di vivere, di cui credo tutti avessimo bisogno. Ma i tempi si sono fatti ancora più duri così si è imposta una riflessione più seria, più profonda, e anche la necessità di esprimere e condividere le emozioni più viscerali, il lato più vulnerabile di noi esseri umani.

Sei in attività ormai da diversi decenni, e hai visto il mondo musicale evolversi davanti ai tuoi occhi. Qual è però, secondo te, il filo conduttore che unisce sia la tua musica che quest’arte in generale?

Non saprei, ho la sensazione che il filo conduttore si sia un po’ interrotto con le ultime generazioni. Ho la sensazione che attualmente il mercato musicale italiano sia molto meno pluralista che in passato, anche se la musica buona e interessante esiste comunque, come in tutte le epoche. Va cercata e soprattutto sostenuta.

Catania è la tua città. Com’è cambiata in questi dieci anni che hanno fatto da intermezzo tra le pubblicazione dei tuoi due album? E questa città com’è ha influito sulla tua carriera e sulla tua produzione musicale?

Ho avuto la fortuna di crescere nella stagione d’oro della musica a Catania. Ero adolescente quando si affermavano, band come i Denovo o i Boppin’ Kids e si mettevano i semi per l’esplosione di gruppi di alternative rock negli anni ’90, che ho potuto vivere da protagonista e che valse alla città l’ingombrante appellativo di Seattle d’Italia da parte della rivista americana Billboard. I catanesi della mia generazione sono mediamente molto appassionati e competenti in fatto di musica “altra” in tutte le sue sfaccettature. Purtroppo nel tempo la scena si è deteriorata, scivolando anche qui, come altrove, nel puro intrattenimento da cover/tribute band. Fortunatamente, dopo la pandemia, avverto un risveglio dell’interesse verso le proposte di musica originale, sia autoctona che proveniente da fuori. Speriamo bene.

Parliamo ora del tuo nuovo singolo: Un mazzo di fiori. Come nasce questo pezzo? Che storia si nasconde dietro la sua nascita, realizzazione e pubblicazione?

È un testo che ho scritto nel 2019, in occasione della visita alla tomba di mio padre per il ventennale della sua morte. Sentivo una frenesia addosso come se dopo tanto tempo lo stessi davvero per incontrare; con quel mazzo di fiori in mano sembrava quasi un appuntamento romantico, così mi è venuta l’ispirazione per mettere nero su bianco quel sentimento così bizzarro. Anche questo brano ha beneficiato del rallentamento dovuto alla pandemia, evolvendosi da un iniziale r’n’b un po’ troppo pop al definitivo rock blues ricco di pathos.

Come detto, Revoluzione sarà il tuo prossimo album. Puoi darci qualche anticipazione su quali canzoni conterrà? E se i brani presenti avranno un legame a livello tematico?

Revoluzione conterrà otto canzoni orientate principalmente a una mescolanza in chiave attuale di blues, rock e soul con qualche elemento funk, afro e urban. Tutto rigorosamente in italiano, a parte un brano in siciliano. Non c’è un tema di fondo che lega le canzoni, a parte il mio semplice desiderio, come per ogni artista, di condividere il proprio punto di vista sulla vita e sulla realtà. Sperando che possa essere utile a creare legami tra le persone.

In precedenza abbiamo parlato di come la tua musica si sia evoluta nel corso degli anni, dato che sei in attività dagli anni ’90. Quali sono però le tue costanti, le tue fonti d’ispirazione che hanno reso Paolo Miano quello che è oggi?

Sono sempre stato curioso in fatto di musica e la apprezzo ovunque riconosca un’idea interessante, una ricerca accurata, una creatività sincera di fondo, a prescindere dai generi musicali, senza particolari snobismi. Ovviamente ho le mie preferenze ma credo che sarò sempre impegnato su più fronti per avere la possibilità di esprimere le varie sfaccettature emotive e creative della mia personalità. Allo stato attuale sono molto contento di essere tornato al blues rock, il genere dei miei esordi di tanti anni fa, adesso che, dopo un lungo periodo di schemi logori e un poi imborghesiti, ha trovato nuova linfa grazie a band come Black Keys, Fantastic Negrito, Alabama Shake, etc.

E voi cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra con un commento e continuate a seguirci su Musicaccia! Martina Conti intervista

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