Archivio Di Stato: il rock è una “professione”Archivio Di Stato

Archivio Di Stato è un progetto che si rifà a uno spazio temporale magico per la scena rock italiana, cioè quel periodo che và da fine anni 80 a metà del primo decennio del 2000, che ha portato sulla scena gruppi come Litfiba, Diaframma, C.S.I.,Afterhours, Timoria, Marlene kuntz, Negrita, Verdena, Subsonica,eccetera.Archivio Di Stato

Gli Archivio Di Stato sono figli della VERA scena indipendente italiana, ed è a quella a cui si ispirano. Tante chitarre distorte, bassi non slappanti, e batteria dritta e pesante: questo è il mantra.

Gli Archivio Di Stato sono composti da due elementi: Renato Moretti, chitarra e voce. Alfio Rapisarda (aka Mexcal Chianozzo),  basso e cori.

Tecnicamente sono il classico power duo , ma l’attitudine è più quella da band, una band che ha voluto saltare a piè pari lo tsunami delle cover/tribute band che ha investito e quasi monopolizzato la scena musicale catanese degli ultimi anni.

Perché ARCHIVIO DI STATO… E’ un nome che tiene fede all’attitudine del progetto che come unica regola ha quella di scrivere testi esclusivamente in lingua italiana e di toccare varie tematiche sociali e a volte personali.

Il primo singolo, l’omonimo Archivio Di Stato, uscito lo scorso 18 Aprile sui vari social come YouTube e le piattaforme digitali, è figlio dell’attuale quarantena dovuta all’epidemia da COVID-19.

“La voglia di non fermarci era tanta da voler provare a registrare a distanza per poter portare una prova tangibile della nostra esistenza al mondo, e perché no, provare a intrattenere col nostro sound…”

Archivio Di Stato

Intervista agli Archivio Di Stato

Chi sono gli Archivio Di Stato? Come sono nati?

Il progetto “Archivio Di Stato” è nato qualche anno fa ed è passato da varie formazioni ed elementi adattabili. Quando si decide di intraprendere la via dell’inedito non è pensabile studiare solo mezz’ora la tab di un pezzo e credere di aver finito ed essere pronto per le prove. Prima la formazione del gruppo. contava altri componenti, adesso siamo soltanto in due (un perfetto duo). Alla band serviva un chitarrista e le ricerche sono partite dal 2019 ,fortunatamente Renato ha accettato, il quale rientra in tutti i canoni che personalmente il progetto , sia musicali che di approccio alla musica ma anche in amicizia.

Per noi la prova è un “pre-birra”. Il progetto Archivio di Stato prevede la realizzazione di quello che vogliamo fare senza accontentarci o. farci piacere qualcosa controvoglia solo per rispettare le mode del momento. Non ci interessa fare indie. Fondamentalmente non ci importa di andare in contro al gusto delle persone. Un esempio di questo atteggiamento è il testo del brano Archivio di Stato, che richiama il nome del gruppo e quindi è una presentazione del gruppo stesso.

Questo testo in particolar modo è stato voluto così “minimale” intenzionalmente, per rappresentare appunto un approccio diretto, schietto e senza fronzoli e che non si perde in ostentazioni varie ed inutili. Preferiamo un modo di fare musica che con poche note si riesce a creare atmosfera e prendere l’ascoltatore catapultandolo all’interno del pezzo. Non ci piace circoscriverci ad un. unico genere, anche per questo il pezzo di presentazione di cui parlavo prima passa da una parte punk. a una più blues fino ad una parte rock progressive, appunto per indicare che noi siamo un insieme di tutte queste cose.

Perché avete scelto questo nome?

Il nostro nome innanzi tutto vuole sottolineare la scelta della lingua italiana, perché la nostra lingua è una delle più belle al mondo e secondo me questo deve esserle riconosciuto. Se analizziamo il nome parola per parola, l’idea era quella di rimandare con la parola archivio la possibilità di mettere nero su bianco, su carta, tutto quello che ci passa per la testa (stati d’animo, tematiche politiche e sociali, ideologie..) senza freni. Dei testi ci occupiamo io e Renato, abbiamo due modi diversi di scrivere, Alfio è più diretto/pratico e Renato più astratto/retorico.

La vostra scrittura avviene di getto o è studiata?

Entrambe le soluzioni. Partiamo sempre da una base, che può essere ricavata dal testo e quindi influenzare il mood del brano, oppure viceversa: dallo strumentale può nascere il testo, quest’ultimo è il caso del brano archivio d’stato. Non abbiamo un metodo specifico di scrittura ma credo si percepisca forte. in me l’influenza dei Litfiba e in Renato quello dei Verdena.  Ci siamo conosciuti proprio grazie ai Verdena in qualche modo, perché lo stile Verdena anni ’90 era proprio quello che cercavamo per gli Archivio di Stato.

Qual è la vostra idea di musica?

Non ci poniamo mai dei limiti, ma per noi la musica si risolve in infinite possibilità. A noi piace personalizzare il nostro contenuto, mettere del nostro, soprattutto attingere dal nostro bagaglio culturale e di formazione accademica. È ovvio però che, nel momento in cui decidiamo di aderire ad un determinato stile musicale, facciamo il possibile per immedesimarci con esso. Dunque, per quanto. ci possano piacere. band come Genesis, o come King Crimson, quindi rock progressivo anni’70, non possiamo abusare di queste influenze negli “Archivio di Stato” in quanto fuorvierebbe il genere portante del gruppo.

A Renato: quando ti approcci ad una nuova band ti senti costretto in modo negativo o riesci a adattarti senza problemi?

Ho sempre cercato di approcciarmi al meglio anche quando si tratta di passare da stili musicali totalmente diversi. Per esempio, io non mi ero mai approcciato ai Litfiba come poi invece ho fatto dopo aver conosciuto Alfio, che come dicevamo prima ha creato questo progetto anche ispirandosi proprio ai Litfiba. Per cui mi sono sentito in dovere di approfondire questo aspetto.

Per sintetizzare, sì per me è semplice. passare da uno stile musicale ad un altro perché è una cosa che mi piace fare, a meno che non si tratti di generi totalmente distanti dai miei gusti e dalla mia formazione.

Ad Alfio: stessa domanda

Non ho molta esperienza in questo senso. Per lo più Nasco come cantante in cover band punk in cui si facevano pezzi di Iggy Pop, Ramones, ecc..

Sulla capacità di adattarsi penso che essendo tutti “figli” del rock, non si effettivamente poi molto difficile. È fondamentale. però che ci siano dei punti d’incontro, che nel mio caso è la matrice rock appunto.

 Ad Alfio: Perché proprio i Litfiba?

Il mio è un pensiero nostalgico. I Litfiba mi hanno cresciuto, letteralmente, fino a Maroccolo s’intende.  Grazie all’album live “Aprite i vostri occhi” ho assaporato il gusto del rock italiano, e di come il live possa essere un’esperienza totalizzante, in tutti i sensi.

 Avete dei progetti in produzione? Come vedete il vostro futuro?

Di idee ne abbiamo tante, e come. puoi immaginarti non anticiperemo nulla, vi diciamo soltanto che avrete tanto. da ascoltare. Tra noi due c’è sempre un ottimo dialogo, siamo entrambi compositori, affrontiamo il nostro lavoro con una certa comunicabilità e non ci stanchiamo mai di confrontarci.Archivio Di Stato

Il segreto è quello di mettere sempre un tocco di “intenzione” ad ogni nuovo progetto, ogni nuova idea e poi a piccoli “step” portarla a termine. La nostra musica deve avere carattere, ma deve anche adattarsi al tempo. in cui viviamo. La musica di oggi è abbastanza sterile, lo sappiamo un po’ tutti, ma a noi interessa arrivare direttamente al nostro pubblico.

Sicuramente l’industria discografica porta qualunque artista ad essere consapevole del “compromesso”, ma gli Archivi di Stato hanno un carattere ben diverso: noi vogliamo rimanere originali, ma al tempo stesso la contaminazione musicale è un aspetto che ci distingue non poco.

Come sapete quest’ultimo periodo è stato davvero faticoso per tutti, il Coronavirus ha cambiato la nostra quotidianità e ci ha resi, chi più chi meno, vulnerabili. Gli artisti, nel nostro caso i musicisti, ne hanno risentito molto in termini lavorativi e di produzione. Una “neonata” realtà come gli Archivi Di Stato come ha reagito?

La situazione Coronavirus ci ha sconvolto, il progetto aveva preso. un ritmo abbastanza promettente, ma la situazione ci ha bloccato. Per un po’ di tempo siamo rimasti a “metabolizzare” per così dire, ma anche per capire come dovevamo cominciare a comportarci visto che tutto è successo all’improvviso.

Piccole realtà come la nostra sono state penalizzate dall’epidemia, purtroppo noi, come qualsiasi altro lavoratore, abbiamo. bisogno di produrre e produrre e non possiamo permetterci di fermare tutto. La musica da sempre soffre di poca considerazione, ma come ogni forma d’arte, ma proprio per questo, per andare contro questa triste realtà e fare la differenza che abbiamo continuato a suonare “da casa”.

Immagina che abbiamo pure bruciato degli stereo. pur di arrivare a comporre e continuare il nostro lavoro. Non ci sono. lati positivi in questa. storia, noi, come tanti altri artisti, abbiamo combattuto e abbiamo continuato a fare musica. Chi si ferma è perduto, e noi vogliamo “vivere” come band ed artisti.

Gli Archivi Di Stato, e qualcuno se ne è accorto, all’inizio si mostrati al pubblico con un’aria velata di “mistero”. Immagini di archivi, musica anni ’90, reperti storici veri e propri; era tutto un po’ anonimo, ma alla fine vi siete scoperti. Tutto questo “mistero” è stavo voluto? Una vera e propria mossa di marketing?

Beh, questa idea di pubblicare foto e video, come se fossero oggetti ritrovati, ci è balenata in testa quasi di getto, all’improvviso diciamo. Molti sono rimasti incuriositi perché effettivamente non capivano. cosa stesse succedendo, si vedevano la bacheca piena di annunci e titoli “strani”,  musica anni ’90 da cassetta, e foto sbiadite. Volevamo trovare un approccio “curioso” in modo tale da abituare il nostro pubblico al “mood” degli Archivi Di Stato.Archivio Di Stato

Recensione singolo “Archivio Di Stato”

E’ cosi che inizia il canto di Renato il chitarrista: stridio e riverbero, un dolce suono che si posa nelle note della prossima partitura, pronte a prepararsi per il primo ritornello. Puro punk, misto a rock classico e qualche “sviolinata” al progressive, poi ancora e dopo ancora.  Alfio, alias Mexcal Chianozzo, segue tutto con il giusto ritmo, con spuntate di basso che scandiscono il tempo: un vero punk rocker.

Ad un certo punto la svolta, il basso cambia ritmo e la chitarra parte in una scala armonica come se qualcuno gli avesse dato una scalciata da dietro. Il singolo Archivio Di Stato è un biglietto da visita per la band/duo di questi promettenti ragazzi, che fanno della “contaminazione” musicale il loro cavallo di battaglia. Il testo non ammette compromessi, grida a suon di chitarra e basso: semplice e diretto, con un solo ed unico obbiettivo: divertiamo e divertiamoci.

Una formazione accademica che si sente dalle prime note del brano.  Al primo ascolto la partitura sembra essere piuttosto semplice, ma è li che sboccia tutto l’atteggiamento “prog” del duo, un tripudio di scale e tonalità che. animano insolitamente tutto il brano. Gli Archivi Di Stato promettono bene, ma soprattutto della musica con personalità. Tutto questo è carattere: non solo perché ci sono delle idee, ma tutto vuole essere preparatorio a qualcosa di più grande, e si sente, si sente eccome…

Archivio Di Stato

 

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