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Spirit, i Depeche Mode fanno i conti con la loro generazione

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Recensione ultimo album Depeche Mode

Saranno pure passati molti anni dal loro periodo d’oro, ma i Depeche Mode ci sono ancora e sono più attivi che mai. Recensione ultimo album Depeche Mode

Questo 2017 è stato l’anno del loro ritorno dopo tre anni di assenza dal mercato discografico.

Ci eravamo lasciati con Delta Machine, album che non aveva convinto molto né la critica né le vendite, minimamente paragonabile ai vecchi DM, quelli che hanno reso la musica degli anni ’80 un posto migliore.

Forse in seguito a quel lavoro, e ad altri insuccessi degli anni ’00, hanno imparato dai loro errori e si sono ripresi alla grande, per fortuna. Recensione ultimo album Depeche Mode

Non esagero se vi dico che quest’album ricorda tanto quel che sono stati anni fa sia dal punto di vista del sound musicale che per le tematiche dei testi.

Vediamo più da vicino che hanno combinato con Spirit.

Recensione ultimo album Depeche Mode

Gli anni recenti e la pubblicazione di Spirit

Uscito il 17 Marzo, pubblicato dalla Columbia Records. È un album dalle mille sfaccettature che contiene diversi stili e affronta diverse tematiche in cui si intrecciano contemporaneamente innovazione e tradizione della band.

Durante un’intervista in webcast con Rob Bell il 25 gennaio 2016, Martin Gore annunciò che il gruppo sarebbe tornato in studio a registrare nel mese di aprile dello stesso anno, e che sia lui che Dave Gahan avevano già scritto e registrato come demo delle nuove canzoni. Recensione ultimo album Depeche Mode

L’anno successivo i Depeche Mode vengono nominati per la Rock and Roll Hall of Fame del 2017, ma nel mese di dicembre perdono assieme a Bad Brains, Chaka Khan, Chic, The J. Geils Band, Jane’s Addiction, Janet Jackson, Joe Tex, Kraftwerk, MC5, Steppenwolf, The Cars e The Zombies in favore di Electric Light Orchestra, Joan Baez, Journey, Pearl Jam, Tupac Shakur e Yes.

Le tracce

  1. Going Backwards– 5:42
  2. Where’s the Revolution– 4:59
  3. The Worst Crime– 3:48
  4. Scum– 3:14
  5. You Move– 3:49
  6. Cover Me– 4:51
  7. Eternal– 2:24
  8. Poison Heart– 3:17
  9. So Much Love– 4:29
  10. Poorman– 4:25
  11. No More (This Is the Last Time)– 3:13
  12. Fail– 5:07

Jungle Spirit Mixes – CD bonus nell’edizione deluxe

    1. Cover Me(Alt Out) – 4:27
    2. Scum(Frenetic Mix) – 5:26
    3. Poison Heart(Tripped Mix) – 4:16
    4. Fail(Cinematic Cut) – 5:38
    5. So Much Love(Machine Mix) – 7:20

https://open.spotify.com/album/4WkYJeMlLaNN1x5klAgeJu

Il singolo Where’s the Revolution

È il singolo con cui i Depeche Mode hanno deciso di lanciare Spirit pubblicato ufficialmente il 2 Febbraio 2017.

Il pezzo è stato lanciato per la prima volta da una radio polacca chiamata “Trójka – Polskie Radio Program III” ed è stata pubblicato verso la Mezzanotte italiana prima su YouTube attraverso un video-animazione in loop e subito dopo reso disponibile in digital download.

Dopo appena 15 ore il singolo è arrivato al decimo posto in tendenze su YouTube Italia e dopo altre 6 ore ha raggiunto la seconda posizione. Il video ufficiale è stato svelato, infine, il 9 febbraio.

Il video del singolo è stato diretto da Anton Corbijn. Mostra i tre membri della band con finte barbe e baffi che sembrano rimandare alla figura di Karl Marx, un richiamo al testo fortemente politico.

Dave Gahan fa un discorso pubblico in una piazza semivuota e poi con Martin Gore e Andy Fletcher simula un treno con le braccia.

 

La recensione

La band è finalmente riuscita a scrollarsi di dosso una figura pesante e controversa del loro ex produttore dei loro ultimi tre dischi Ben Hillier, il cui lavoro è stato fonte di discussioni tra i fans del gruppo britannico.

I Depeche tornano improvvisamente attuali con un disco che riesce a focalizzarsi totalmente sulla disillusione di una generazione che, senza pessimismo né demagogia, riflette sul presente e sul futuro.

Pensano che questo sia un mondo nel quale non riescono più a identificarsi, perché magari sentono di aver fallito in qualcosa, proprio come accade nel testo di Where’s the Revolution.

L’album ha mantenuto tutte le promesse del mood presente nel primo singolo estratto, il tema politico non è mai stato così forte all’interno di un album targato DM.

È il caso del pezzo con cui si apre l’album Going Backwards, una dolorosa riflessione sul fatto che la strada che l’umanità sta percorrendo è solo apparentemente volta al progresso e all’evoluzione della specie, tutto ciò che ci circonda non è per nulla un andare avanti.

Un altro tema che possiamo riscontrare è quello della sindrome da “si stava meglio quando si stava peggio” presente ad esempio in The Worst Crime in cui dicono “una volta c’erano soluzioni ora non abbiamo scuse si sono perse nella confusione”

A livello musicale ogni elemento è perfettamente funzionale alla causa e alla scrittura, la quale risalta molto agli occhi di chi legge un qualsiasi testo di Spirit.

La scrittura è un elemento non sempre presente nelle loro canzoni.

Questo merito possiamo darlo senza problemi al nuovo produttore James Ford, che è riuscito a dare omogeneità ed equilibrio tra le canzoni, liberare la band dai cliché che li avevano imprigionati  e soprattutto a comprendere che ogni artificio in più avrebbe potuto arrecare danni, come si dice, in medio stat virtus.

 

Dal punto di vista musicale

Partono già in modo chiaro dall’inizio con Going backwards mischiando un piano con l’elettronica. Un sound potente ma riconoscibile.

La stessa logica di mischiare la potenza, il dettaglio e la riconoscibilità la troviamo i tutte le canzoni.

Ad esempio “The worst crime” si apre su una chitarra quasi eterea, su cui montano poco a poco la batteria e le tastiere.

O in Scum in cui i bassi pulsanti sono interrotti da piccole esplosioni sonore, da synth anni ’80.

Gli stessi bassi ritornano in “You Move”, riuscendo in qualche modo a fondere le due canzoni, anche se in un secondo momento il brano evolve in un’altra direzione, dove una tastiera sostiene Gahan che per la prima volta in questo album si allontana dai temi politici.

“Cover me” ed Eternal iniziano lente ma si aprano poco a poco e finiscono in maniera quasi dissonante. “Poison heart” è una delle canzoni più dirette del disco, è strutturata come una ballata soul, ma è resa meno rassicurante dalla batteria, tastiere ed effetti.

“So much love” è la canzone più in linea con il classico stile dei Depeche Mode, parte con percussioni elettroniche vecchia scuola, le voci di Gahan e Gore che si intrecciano sull’apertura vocale “There is so much love in me. Sarebbe veramente perfetta come prossimo singolo.

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