La musica dimenticata? Musica decreto rilancio Giovannini

“Siamo tutti rimasti stupiti da quanto successo. Quello che dico non è una battuta: credo davvero che si siano dimenticati”: Dario Giovannini non crede alle proprie orecchie, direttore generale di Carosello Records e vicepresidente dell’associazione di categoria delle etichette indipendenti PMI, davanti alla “sparizione” degli aiuti alla settore discografico nella testo definitivo del Decreto Rilancio firmato ieri dal presidente della Repubblica.Musica decreto rilancio Giovannini

“Si prenda la dichiarazione di Conte [quella relativa agli ‘artisti che ci fanno divertire’]: la percezione che il governo ha della musica è bassa, ma ho grande stima del ministro Franceschini, che si è sempre dimostrato attento nei confronti del nostro settore”, prosegue Giovannini: “Con questa omissione, però, si sono dimenticati di un nucleo fondamentale della nostra industria culturale: le indie label. Non lo dico per interessi di parte, ma non è un caso che il 90% dei new act nazionali vengano dalle etichette indipendenti. Non siamo più bravi di altri: semplicemente, lavoriamo in modo diverso. Nonostante questo periodo drammatico, con Diodato veniamo da quattro mesi di grandi successi, con Sanremo prima e con il David di Donatello e l’Eurovision poi. Ma su Diodato, a Carosello, stiamo lavorando da quattro anni. Non ci fermiamo al risultato del primo singolo: noi creiamo un percorso”.

Una doccia gelata per la musica

Eppure, dopo i primi incoraggianti segnali fatti pervenire dall’esecutivo, ieri la doccia gelata: “Di fronte a un comparto il cui fatturato, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, ha accusato un calo compreso tra il 50 e il 70%, non posso che pensare a una dimenticanza”, ribadisce il dg di Carosello, “Perché senza di noi si ferma la musica. Senza etichette smetteranno di esistere le canzoni”.

“Due giorni fa era in programma un. tavolo al Mibact con i rappresentanti dell’industria discografica e dell’editoria musicale, che è stato cancellato all’ultimo momento e che – al momento – non è ancora stato riconvocato”, racconta Giovannini: “E’ indispensabile che chi governa si confronti con chi sta sul campo tutti i giorni, perché ci sono aspetti del nostro lavoro che i legislatori non. conoscono. Per esempio, credo che si dovrebbe iniziare a rendere pubblico il guadagno – in termini monetari – derivante da una certificazione d’oro o di platino per un singolo, che spesso non arriva a 10mila euro, perché oggi i grandi numeri li fa lo streaming, e i problemi connessi allo streaming – il value gap su YouTube, in primis – li conosciamo tutti. A questo proposito: anche il recepimento sulla direttiva UE del copyright, che in prima battuta pareva essere considerata una priorità, al momento pare si sia arenata”.

Musica decreto rilancio Giovannini

Un problema per tutti: l’allarme

L’allarme, precisa Giovannini, non riguarda il solo settore che rappresenta:

“Il problema non è solo di noi discografici. Se si toglie alle etichette la possibilità di investire si ferma tutta la filiera. Bisognerebbe far provare davvero cosa significhi, e bandire la musica per un giorno. Veniamo da un periodo drammatico, segnato da immagini che ci porteremo dietro per tutta la vita, e una di queste è la gente che canta sui balconi durante il lockdown. Perché la musica è terapeutica, e questo il governo lo deve capire”.

“Al Mibact sono state portate tante proposte, e l’unica accolta è stata quella riguardante la filiera del live relativa al rimborso per mezzo dei voucher: sono molto contento per loro, ma il blocco delle etichette implicherebbe – tra le tante conseguenze – anche quello della musica dal vivo“, conclude Giovannini, che già a inizio aprile aveva messo in guardia riguardo i pericoli che l’emergenza da Covid-19 avrebbe fatto correre al settore:

Conte non prende posizione: ministro Franceschini non risponde

“Stiamo aspettando una telefonata dal ministro Franceschini: spero che il tavolo saltato qualche giorno fa possa essere riconvocato al più presto. Purtroppo sono state prese delle decisioni senza consultare chi questo lavoro lo fa tutti i giorni. Con noi si fermerebbe un intero indotto che genera una parte fondamentale del pil di questo paese. Qualche giorno fa Angela Merkel, in un discorso, ha riservato agli artisti parole da pelle d’oca [‘Siete fondamentali per il paese (…) cercheremo di sostenervi il più possibile con i nostri programmi di aiuto, ma anche dicendovi quanto siete importanti per noi’].

Anche le parole di Conte mi hanno fatto venire la pelle d’oca, ma per il motivo opposto. Se le ha dette scientemente, è grave. Se le ha dette en passant, è – se possibile – peggio, perché ha espresso in modo naturale il suo vero pensiero al riguardo. Se le cose non dovessero cambiare spero davvero che, finalmente, anche gli artisti – tutti, dai big agli emergenti – prendano una posizione netta. Franceschini – che, lo ripeto, stimo, e che nei nostri confronti si è sempre dimostrato attento – agli ultimi David di Donatello ha detto di ‘lavorare 24 ore al giorno’ per sostenere il cinema. Se un’ora l’avesse dedicata anche a noi, probabilmente non ci troveremmo in questa situazione”.

 

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