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Dal Ragazzo d’oro a Gentleman, Gué le manda ancora a dire

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Gue Pequeno Gentleman recensione

Gué Pequeno, nome d’arte di Cosimo Fini, rapper e produttore discografico milanese e membro del gruppo rap Club Dogo. Gue Pequeno Gentleman recensione.

Segni particolari occhio guercio, il suo primo nome è stato appunto Il Guercio, e arroganza. In un certo senso quest’ultima potrebbe considerarsi una marcia in più.

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Infatti nonostante sia molto criticato per la sua ostentazione e per il suo sentirsi superiore al resto della scena hip hop, queste sono diventate caratteristiche che hanno fatto del suo personaggio quel che è. In buona sostanza si potrebbe dire che la sua fama e il suo successo dipendono anche da questo.

Gué è un’artista poliedrico, un business man. Come già accennato ha una sua etichetta discografica, la Tanta Roba, fondata nel 2011. Il primo album prodotto è stato Il mio primo disco da venduto di Fedez, in un’era ormai distante prima dei battibecchi via social tra i due.

Ma Gué trascende il mondo musicale, possiede anche una sua linea di abbigliamento Zen Milano; è stato un personaggio tv (giudice nell’ultima edizione di Top Dj) e si è gettato anche nel mondo del grande schermo. Infatti è produttore esecutivo del film Parola di Dio presentato al festival di Cannes nella sezione Un certain regard.

Tornando al suo settore principale, si può dire che regna incontrastato. É uno dei pochi sulla scena ad avere un successo costante. Un re Mida della scena rap italiana, poco importi che faccia il solista o rappi in compagnia. Come ha dimostrato il “discreto” successo di Santeria, album realizzato in collaborazione con Marracash.

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Si accontentasse solo della scena italiana. In precedenza aveva già provato a fare capolino nel mercato estero con il singolo Interstellar, con il featuring di Akon e il marchio Def Jam.

Ma mai come quest’anno ha realizzato un disco pensando di essere in un’altra nazione.

Gentleman Gue Pequeno Gentleman recensione

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E in effetti anche con questo nuovo disco-successo non si è risparmiato. Tralasciando il fatto che ha dominato gli streaming su Spotify (8,5 milioni di ascolti in sette giorni, maggior numero di streaming per artista sia in un giorno che in una settimana e di streaming per un album in una settimana) non sono mancate le frecciatine all’ambiente musicale del nostro paese.

Qualche stralcio del singolo Trinità potrebbe bastare da esempio:

“Ah, sei falso bro sei già scomparso
Se ti butto giù da YouTube
Sei morto di colpo se ti scollego l’autotune
Rimani uno scemo anche se ti fai un altro tattoo
Sì, prima fai il grosso ma poi chiami gli uomini in blu”
“Ah, da ‘ste parti sotto ‘sti palazzi mi chiamano trinità”
“Questi rapper sì sono i miei figli
Mi vogliono uccidere e farsi l’eredità”

E se ancora non fosse chiaro in T’apposto lo dice ancora più esplicitamente:

“Io non rappo in Italiano
Io sono il rap Italiano
È passato un altro anno
In città tutti lo sanno”

La frustrazione nelle sue canzoni è assai evidente. Il rap non è più una novità, ma a differenza del resto d’Europa, in Italia c’è ancora molta confusione. Non bastano due rime per essere un rapper e di conseguenza c’è mancanza di cultura hip hop.

“Rappare in Italia è un amore non corrisposto […] Ora di quel che faccio non capisci ancora un cazzo” dice ancora in T’apposto.

Si potrebbe pensare che il buon Gué abbia semplicemente deciso di ristabilire le gerarchie. In realtà quest’album, come afferma lui stesso, è servito da distrazione. L’ultimo anno è stato infatti pieno di emozioni contrastanti: dal successo di Santeria alla perdita del padre. Si è quindi chiuso in studio per cercare una via di fuga e il risultato è stato una tracklist di 16 inediti.

Che dire. Ha sperimentato sound e flow diversi e a primo acchito probabilmente ci si potrebbe aspettare una commercialità in conformità con la scena attutale. Probabilmente anche grazie a dei featuring con personaggi come Tony Effe della DPG e Sfera Ebbasta.

Ma Gué, non dimentichiamoci, è superiore. Certo dal Ragazzo d’oro ne ha fatta strada, anche se i temi principali restano quasi sempre donne, droghe, periferia, soldi et simili. Ma è un album ricco di riferimenti per pochi.

In Mimmo Flow è chiara la citazione alla canzone It’s Bigger Than Hip Hop dei Dead Prez. Il celeberrimo hi-dee hi-dee hi-dee whoooah di Minnie The Moocher diventa il ritornello di Milionario; la sigla di Maledetti scarafaggi in, appunto, Scarafaggio con Tony Effe e Frank White; si conclude infine con un riuscitissimo rifarsi a Vita di Gianni Morandi e Lucio Dalla per Trentuno giorni.

Oltre alla mera autocelebrazione c’è spazio per gli altri sentimenti. Questi sono però declinati all’interno del rapporto con le donne, dalla tipa-avventura di Guersace alla più triste Non ci sei tu o alla rancorosa relazione di Trentuno Giorni. Ma servono a dare un senso di completezza all’opera, ad arricchire la trama di quello che alla fine è un film criminaleGue Pequeno Gentleman recensione. Gue Pequeno Gentleman recensione.

Struttura Gue Pequeno Gentleman recensione

Strutturalmente è un album molto vario. Come già  accennato Gué ha sperimentato sound e flow diversi. Si passa dalla trap cupa stile Atlanta (trap ma non troppo) a ritmi reggae e caraibici. Gue Pequeno Gentleman recensione Gue Pequeno Gentleman recensione

Il disco contiene molti featuring. Dagli scambi generazionali con i colleghi più freschi Tony Effe e Sfera Ebbasta a presenze ben più compravate quali Marracash e Luchè. Preziossimo Enzo Avitabile in La malaeducazione; in questo singolo dal sapore di storytelling è in grado di trasportarci in un al’altra epoca. Per finire, in linea con la tendenza global della latin trap, il featuring con il cantante cubano di reggaeton El Micha in Milionario.

Dal punto di vista sonoro, anche qui vediamo confronti tra generazioni. Vi è una schiera di veri top player del settore; Don Joe, compagno di avventura dei Club Dogo, 2nd Roof, Charlie Charles e Sick Luke (giovani produttori affermatisi con Sfera Ebbasta e DPG), Marz, Zef, Andry The Hitmaker, SIXPM.  Sono riusciti a creare un’ambientazione eterogenea che spazia da suoni più cupi e pesanti ad atmosfere latine o addirittura dal tono onirico. Gue Pequeno Gentleman recensione.Gue Pequeno Gentleman recensione.

Insomma, è un album ben pensato e ben riuscito. Nonostante permangano i soliti temi, e magari da questo punto di vista ci si potrebbe aspettare di più, Gué riesce a portare sempre nuovi suoni e tendenze particolari e sofisticate senza però perdere le sue caratteristiche principali. Gue Pequeno Gentleman recensione

Inoltre, l’album esiste in tre versioni: 

Gue Pequeno Gentleman recensione

La terza versione è il super deluxe box che contiene al suo interno un’edizione limitata e numerata a 1000 copie con Doppio Cd, Doppio Vinile, Vinile 10″ e foto autografata.

Detto ciò, se non lo avete ancora ascoltato ecco per voi la tracklist e non mi resta altro che augurarvi un buon ascolto. Gue Pequeno Gentleman recensione.

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