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King Crimson: Dalle origini a Starless and Bible Black

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King Crimson recensione

Le origini di un mito King Crimson recensione

King Crimson

Neil Armstrong e Buzz Aldrin sarebbero d’accordo: qualcun altro insieme a loro ha “toccato” la Luna. Siamo nel 1969 e tra primi passi nello spazio e hippie attivisti da Woodstock, la musica fa uno dei passi più importanti della storia:I King Crimson.  Considerati tra i promotori del rock progressivo mondiale, la band inglese è stata sempre influenzata da numerosi generi: Jazz, Musica classica, Heavy metal, Folk e tanti altri. Di conseguenza i King Crimson hanno influenzato artisti musicali di ogni genere, e ancora oggi sono fonte di ispirazione per i contemporanei. Il gruppo, nato in Inghilterra, si è composto almeno per la metà da musicisti americani (dal 1981). King Crimson recensione

Tra cambiamenti e “generi” King Crimson recensione

King Crimson

In tutta l’attività della band la line-up ha subito numerosi cambiamenti: diciotto musicisti e due parolieri. L’unica presenza costante è stata la figura del chitarrista Robert Fripp, fondatore dei King Crimson e membro cardine. La prima formazione del 1969 è stata determinante per la crescita del gruppo, anche se, già dal 1970, la band si rivela essere piuttosto instabile, non riuscendo a promuovere i primi album. Ritornano in live nel 1971, confermando la loro profonda fusione tra generi, quali il Funk , Jazz e la Musica da camera. Dal 1972 al 1974 il gruppo assume una nuova composizione, caratterizzandosi per la musica d’improvvisazione, che mescolava Free jazz, Hard rock, Fusion e Musica classica. 

Starles and Bible Black

King Crimson Starless and Bible Black 

Fino ad allora i King Crimson pubblicano sei album, l’ultimo tra questi  Starless and Bible Black (1974, E.G. Records) rimane tra i più importanti. Nonostante i King Crimson abbiano da sempre sfruttato i live  come “laboratorio” per nuove  sperimentazioni, ovvero l’improvvisazione. Quest’album è il primo a godere di un nuovo atteggiamento musicale, approccio che Robert Fripp adotterà anche nei successivi. La novità dell’album sta proprio nel riuscire ad estrarre materiale inedito direttamente dai live, per poi costruire un album del tutto nuovo. Il gruppo decide di abbattere il muro tra palco e sala di produzione, creando un ibrido tra le due parti. Creatività allo stato puro e familiare al più tipico approccio jazz. L’album conta otto tracce per un totale di 46 minuti, di cui 34 sono registrati durante i live in concerto e solo una parte sottoposta a riarrangiamenti.

King Crimson recensione

Tracklist:

  1. The Great Deceiver – 4:03
  2. Lament – 4:02
  3. We’ll Let You Know – 3:41
  4. The Night Watch – 4:42
  5. Trio – 5:41
  6. The Mincer – 4:09
  7. Starless and Bible Black – 9:14
  8. Fracture – 11:17

 

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