Un album “marchio di fabbrica” della band bergamasca

Il terzo disco, il difficile terzo disco, dei Verdena è quello che segna la scelta di una strada, è quello che fa capire tutto. La più difficile, perché allontana la band dalle etichette “post-grunge” e di “Nirvana italiani” affibbiate dal singolo che li aveva lanciati.

Con il secondo album “Solo un grande sasso” i Verdena avevano cercato di dimostrare. che non erano solo una band “da MTV”, ma una solida realtà. Per quanto fossero giovani, i Verdena dimostravano una maturità compositiva che altri si sognano.

Il suicidio dei samurai” conferma questa maturità. Questo è un disco rock complesso. che dimostra una cosa: i Verdena sono gli eredi più credibili di Afterhours e Marlene. Kuntz, dotati di un ’integrità artistica, una ricerca musicale che non si ferma.

Ne “Il Suicidio Dei Samurai” si respira tutta la potenza sonora ormai personale ed. inconfondibile, nulla di rivoluzionario ma reso in una chiave talmente personale da essere divenuto indelebile ‘marchio di fabbrica’. I Verdena stavolta hanno lavorato in proprio seguendo il sentiero dell’autoproduzione, ed a conti fatti la scelta risulta vincente se è vero che il disco appare omogeneo.

Sonorità malinconiche e riff ipnotici

Si inizia col botto grazie a “Logorrea“, che in una manciata di minuti presenta alla. perfezione il nuovo sound con cambio di ritmo, di melodia, batteria martellante e riff ossessivo, accordi in crescere e in discendere e assoli di chitarra distorta.

In “Luna“, primo singolo tratto dall’album, troviamo dei riferimenti al suono tipicamente Smashing Pumpkins, soprattutto nell’uso della chitarra. Il pezzo fluisce scorrevole con bellissimi passaggi strofa-ritornello. suicidio samurai verdena album

L’arpeggio ipnotico di chitarra iniziale e il crescendo melodico del pezzo rendono “Mina. uno dei brani migliori dell’album, soprattutto per la scelta di concludere la canzone con un minuto tutto strumentale, in cui tastiere e chitarra distorta si incontrano in un assolo onirico.

Balanite“, sonorità malinconica intrisa di atmosfere oniriche sembrerebbe un pezzo. epico, per via dell’attesa che crea la musica in realtà nel momento di massima estensione il ritornello si trasforma in un lo-fi noise che non fa altro che posticipare l’attesa dell’esplosione che arriva solo nel finale.

La monotonia rullante di “Elefante“, una solo ascoltabile “Phantastica” e una “40 Secondi di Niente” di cui è apprezzabile il suono del basso suonato con convinzione sono pezzi minori non all’altezza della prima parte del disco.

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Glamodroma”  riuscitissimo pezzo che rielabora le sonorità di “Solo Un Grande Sasso” grazie a momenti di distensione strumentale con chitarre distorte, ottime tastiere e una sezione ritmica che detta il tempo in modo molto marcato, con il basso in evidenza.

17 Tir Nel Cortile” alterna momenti rilassanti a escursioni più rumorose, cresce ascolto dopo ascolto, ma anche in questa canzone si ha la sensazione che sarebbe bastato proprio poco per renderla perfetta. “Far Fisa” riassume egregiamente tutto l’album con una melodia perfetta a tratti troppo pop soprattutto nel cantato delle strofe.

 

Lo stile sonoro negli 11 pezzi dell’album è quello di un rock squisitamente grunge e la malinconia e la rabbia che trapelano dai testi non possono essere bollati come sciocchezze adolescenziali ma mostrano invece una certa maturità compositiva. Alla stessa maniera il suono è nitido, potente e sfrutta una grande base sonora. I Verdena quindi, dopo aver sentito “Il suicidio dei samurai”, si confermano uno dei pochi gruppi in Italia in grado di suonare un sano rock come dio comanda.

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