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The Stone Roses live at Wembley (London) – REPORT

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The Stone Roses Wembley 2017

The Stone Roses Wembley 2017 Recensione

In due giorni a Londra, non ci vedi un cazzo.

Da Westminster a Buckingam Palace, il cambio della guardia, un tea con la regina, Abbey Road, Madam Tussauds, Hyde Park. I bus a due piani, i poliziotti vestiti da evidenziatori, l’underground. Il Tamigi, tutti gli stadi, gli hooligans, il Big Ben.
Tutti i luoghi legati alla memoria del sacro Rock n’Roll.
No, in due giorni, a Londra, non ci vedi un cazzo

Oppure – può anche capitare – ti ritrovi nel posto giusto, al momento giusto.
E allora ti basta una sera, a Londra, per riuscire a vedere, a respirare, a vivere lo spirito non solo di quella città, ma di un intero popolo.

A Wembley, quella sera…

Ed è quello che è successo a me a Wembley, quella sera.
Un Sabato. Un Sabato qualunque di metà Giugno.
Biglietto in tasca da mesi. Mai visto un concerto da così lontano.
Qui da noi in Italia se nomini gli Stone Roses molti non sapranno di cosa tu stia parlando.
Nell’UK gli 80.000 biglietti di Wembley sono andati polverizzati in uno stappo di birra. Prendere il parterre, ‘sta volta, è stato impossibile.
E di italiani di fatti pariamo esserci solo io e Dario, il mio compagno di viaggio, veterano di innumerevoli concerti, amante del football, della birra e della cultura brit. Come me. Tutto perfetto.
Ci becchiamo a Londra il giorno stesso del concerto. È il 17 Giugno. Fa caldissimo anche a qui. Scoliamo le prime pinte, poi giù in metro. Arrivati a Wembley troviamo il paradiso. Migliaia di inglesi ubriaconi di tutte le età si ingozzano, tracannano birre, fumano di tutto, urlano, cantano, si picchiano.
Sì, siamo nel posto giusto.

Il popolo degli Stone Roses

Londra – la vera Londra, come tutte le grosse città – te la vivi più nei sobborghi che nelle vie del centro piene di catene, grossi marchi, globalità e turisti.
Nella stessa sera, nella stessa città, suonano i Guns n’ Roses ed i Rainbow. Nomi ben più conosciuti a livello internazionale. I loro concerti -suppongo – saranno affollati di gente da tutto il globo. C’è anche la regina che fa gli anni. Tanti auguri Betty #2.

No, invece no. A Wembley, zero turisti.
Attorno a noi c’è solo gentaglia fuckin’ british. Solo una folle folla di fottuti hooligans rockettari e alcolizzati.
Il nostro sobborgo musicale.
La nostra Londra, il nostro viaggio mistico alla scoperta del lato più vero e genuino dello spirito britannico.
Aggiungici che – con le dovute proporzioni – per gli inglesi gli Stone Roses sono, a livello generazionale, quello che per noi italiani sono stati – Dio mi perdoni! – Ligabue e Vasco Rossi.
(Che è un po’ come paragonare Gesù Cristo al Divino Otelma. Vabbè, suvvia… capito cosa volevo dire, no?)

Comunque sia, siamo alla quinta o sesta birra del pomeriggio, siamo tra i più sobri nel raggio di chilometri e siamo belli carichi. Va tutto bene. Foto di rito davanti ad un maestoso Wembley Stadium adornato di limoni giganti su Maxi Schermi.
Ok, possiamo entrare. The Stone Roses Wembley 2017 Recensione

La Cerimonia

L’aria che si respira non è quella che si respira di solito ai concerti.
È uno scoparsi di emozioni, di sensazioni diverse.
C’è il rock n’ roll, c’è il football. E c’è una sorta di religiosa riverenza.
Stiamo per assistere ad una cerimonia, ed iniziamo a prenderne consapevolezza.

In noi il sentimento contrastante di un blasfemo che entri per la prima volta nella cattedrale di San Pietro. Siamo totalmente fuori luogo in questa celebrazione. Ma lo stesso entriamo nel Tempio per eccellenza. Del calcio, della musica: il Wembley Stadium, una delle strutture più importanti al mondo. Imponente, maestoso, monumentale. La cornice perfetta per assistere a questo rito. Giù il cappello, su ancora il gomito.
«Non me li sarei mai potuti vedere altrove gli Stones Roses» puntualizza giustamente Dario.
Tra una Budweiser ed una Stella Artois ci siamo scordati che c’erano tre gruppi d’apertura. Pazienza, arriviamo a metà show dei Blossoms. The G-O-D e Sleaford Mods ce li perdiamo.
Il pubblico è pronto e caldo. Fedeli in estatica adorazione. Tifosi all’apice di un amplesso goliardico.
Nonostante l’emergenza terrorismo, i controlli, gli appelli della band, laggiù nel prato qualcuno accende il primo fumogeno. L’aria si colora, si intossica. Siamo inebriati da tutto ciò. The Stone Roses Wembley 2017 Recensione

The Resurrection

Ed eccoli che entrano in scena. Ancora c’è il sole, che bacia il sacerdote-messia Ian Brown, ed i suoi ministri: John Squire, Mani e Remi. Proprio loro, gli Stone Roses, quelli della formazione originale. Quelli del capolavoro omonimo del 1989, LA pietra miliare del brit sound.

I fumogeni accesi non si contano più. Sacrificio agli dei, come incenso che purifica e rende adatta l’aria. Un po’ chiesa, un po’ stadio di football.

Tutti in piedi, inizia la cerimonia. Fischio di inizio.

Gli intenti sono subito chiariti: “I Wanna Be Adored” recita e canta nella prima invocazione il sacerdote-messia. E tutti noi, fedeli e infedeli, pagani e sudditi, siamo lì. Ad ascoltarlo. Ad adorarlo.
È un alternarsi di emozioni da lì in poi. Tutti i classici del primo disco (meno uno, ossia Bye Bye Bad Man che non viene suonata): Waterfall, Shoot You Down, (Song for My) Sugar Spun Sister, Don’t Stop, Made of Stone, ecc…
E gli altri grandi pezzi del repertorio: Elephant Stone, Mersey Paradise, Where Angels Play ed il primo successo di Brown e soci: Sally Cinnamon. E non manca ovviamente l’infinito trip Fool’s Gold che ci induce in una condizione di trance spirituale.

Tre gli estratti dal secondo, inferiore e meno fortunato, album Second Coming del 1994: Begging to You, quell’immenso viaggio interstellare che è Breaking into Heaven e la massiccia Love Spreads.
Dei nuovi singoli rilasciati nel 2016 solo All for One, la più bella.
La folla le canta più forte di Ian Brown. Come cori da stadio, come inni religiosi. L’apice di quest’orgia spirituale è This is the One.
E a chiudere questa stupenda scaletta non poteva che essere I am the Resurrection, speculare alla traccia d’apertura sia nel disco d’esordio che in questo memorabile live.
Ancora una dichiarazione d’intenti, ancora il sacerdote Ian Brown che si innalza a figura messianica, ancora il popolo che lo ascolta e lo adora. The Stone Roses Wembley 2017 Recensione

Bye bye bad Man

Quando tutto finisce rimane tanto.
Il palco vuoto e lo stadio ancora pieno. L’odore dei fumogeni, quel senso di pienezza spirituale raggiunto dopo una veglia di preghiera, l’emozione di una partita vinta dalla tua squadra del cuore.
E qualche ribadimento e considerazione dal punto di vista prettamente musicale: Ian Brown non è uno dei migliori cantanti, ma uno dei migliori frontman di sempre; John Squire è in grado di far vibrare riff paurosi come pochi altri chitarristi; e sopratutto Remi e Mani sono dei mostri sovrumani, delle bestie che tessono groove che poche altre band possono vantare.
Triplice fischio.
La messa è finita, andate in pace.
Il resto, sensazioni.

Si ritorna a casa. Nemmeno 48 ore.
Londra è enorme.
Gli Stone Roses anche.
Qualche altra birra, sigarette, bocca impastata.
Adorazione, resurrezione.
Limoni.
Cuori fatti di pietra, l’oro degli idioti
e amori alla cannella.
Amen.

The Stone Roses Wembley 2017 Recensione

Setlist

  1. I Wanna Be Adored
  2. Elephant Stone
  3. Sally Cinnamon
  4. Mersey Paradise
  5. (Song for My) Sugar Spun Sister
  6. Where Angels Play
  7. Shoot You Down
  8. Waterfall
  9. Don’t Stop
  10. Begging You
  11. Elizabeth My Dear
  12. Fools Gold
  13. All for One
  14. Love Spreads
  15. Made of Stone
  16. She Bangs the Drums
  17. Breaking into Heaven
  18. This Is the One
  19. I Am the Resurrection

The Stone Roses Wembley 2017 Recensione
Immagine in evidenza di Alberto Pezzali per www.live4ever.uk

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