Inizia il festival: un “mix” che funziona

Sanremo 2020 riassunto serata

Sanremo 2020, prima puntata. Sul palco dell’Ariston ha preso il via questa sera la 70esima edizione del Festival della canzone italiana, la prima condotta da Amadeus. Sul palco insieme a lui Diletta Leotta e Rula Jebreal, presenti oggi alla conferenza stampa d’apertura insieme a Nicola Savino. Grande varietà di generi, dal pop al rock, rap e qualche sfumatura jazz, con importanti nomi del panorama nazionale. Tanti i temi toccati nei testi: l’amore, in ogni sua forma, i ricordi, la forza di rialzarsi e non manca qualche ritratto della società di oggi. Per le nuove proposte, invece, vincono la sfida Tecla e Leo Gassmann.Sanremo 2020 riassunto serata

“Don” Fiorello spazza via tutto

Fiorello dà il via alla 70/a edizione del festival di Sanremo invitando tutti a «scambiarsi la pace, non è blasfema la pace, datevi la mano l’uno con l’altro, anche in sala stampa», dice entrando in scena dalla platea dell’Ariston. «Questo 2020 è iniziato con quattro disgrazie: l’Australia ha preso fuoco, abbiamo scampato una quasi terza il virus, Sanremo! Ma il pericolo numero uno lo abbiamo qua». Poi si rivolge al «Santo Padre: non disdica il canone Rai, non si arrabbi, il mio è un abito di scena…». Poi si rivolge al direttore di Rai1 Stefano Coletta in prima fila: «Non è un festival a rischio 15%. Questo è l’abito originale di Don Matteo, uno dei pochi Matteo che funzionano in italia, da solo fa il 35%, con me dentro al 40 ci arriviamo», ride Fiorello. Poi torna sulle polemiche che hanno preceduto il festival: «Amadeus si è messo contro tutti. Le donne, la politica, la destra, la sinistra. C’è stata la fuga degli ospiti: Salmo, Jovanotti, Bellucci, fuggiti neanche fossero elettori dei cinque stelle. Allora qualcuno doveva pur aiutarlo, andare in suo soccorso. Le Sardine sono occupate, sono arrivato io. Sarò al suo fianco, gli darò qualche consiglio, sarò il suo Rocco Casalino», alludendo al portavoce del premier Giuseppe Conte. E poi: «Se funziona ‘sta roba dei vestiti, domani mi vesto da Maria de Filippi» e chiama in scena Amadeus intonando l’Alleluja con la platea.

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Rula Jebreal commuove l’Ariston

Quando tocca a Rula Jebreal si cambia completamente registro e il suo monologo è un pugno nello stomaco (anni luce dal compitino sulla bellezza di Diletta Leotta). Gli occhi (non solo i suoi) inumiditi dalle lacrime, racconta la sua storia personale, quella di sua madre, stuprata quando aveva 13 anni, mai creduta e poi morta suicida dandosi fuoco quando Rula aveva 5 anni. Ricorda i numeri drammatici dei femminicidi in Italia, dove nell’80% dei casi «il carnefice ha le chiavi di casa». E alle domande prese dai verbali di interrogatori alle vittime di violenza contrappone testi di canzoni, da Battiato a De Gregori, che esaltano la donna. Avverte che «le ferite sanguinano di più quando non si è credute. Voi – dice rivolta alle donne – non avete nessuna colpa, non dovete avere più paura; uomini lasciateci essere quello che vogliamo». L’ultima frase rimane scolpita: «Chiedetevi come erano vestite le donne a Sanremo, ma non chiedete mai più come era vestita chi è stata stuprata».

Sanremo 2020 riassunto serata

Scontri diretti

C’è anche la gara. Scontri diretti fra i Giovani: passano le proposte più rassicuranti, Tecla e Leo Gassmann. Achille Lauro ha l’effetto sorpresa incorporato: un mantello da imperatore delle tenebre che nasconde una tutina camp di strass effetto nudo: è la sua interpretazione del san Francesco di Giotto che si spoglia del mondo materiale. Diodato rivaluta il concetto di canzone sanremese (ma dentro ha anche i Radiohead); Anastasio è convincente, teatrale, efficace fra Salmo e Rage Against the Machine (che non sono poi così lontani). Ci vuole la voce di Tiziano Ferro, ospite fisso, per reggere la storia di 70 anni di Sanremo, ma non è un robot e sente l’emozione.

Sanremo 2020 riassunto serata

Con Modugno in versione swing cerca di sciogliersi ma gigioneggia un po’ troppo. Mia Martini lo porta alle lacrime (e come i grandi riconosce qualche sbavatura). Emma si scatena, non solo per le percussioni di «Stupida allegria», raccontando i suoi 10 anni di carriera. Al Bano e Romina fanno karaoke con i vecchi successi e crollano con l’inedita, prima volta dopo 25 anni, «Raccogli l’attimo», fra reggaeton, archi arabeggianti e autotune. Poco elegante verso chi è in gara invitare ospiti (loro e i Ricchi e Poveri questa sera) che portano una canzone nuova: promozione a rischio zero. Sarà più difficile in futuro convincere qualche vero big a rimettersi in discussione.

 

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