Il format comprato da Rai2 e da sempre sfruttato nel peggiore dei modi, stupisce (nel male) anche quest’anno: ecco cosa è successo the voice prima puntata recensione

Un disastro annunciato the voice prima puntata recensione

The Voice, come abbiamo già detto diversi articoli fa, è un treno in corsa senza conducente e con parecchie curve da affrontare. the voice prima puntata recensione
Tempi morti, blind audition fiacche e protagonisti molto piatti: questi sono gli ingredienti che finora hanno accompagnato il talent di casa Rai.

Per questa edizione però, era stato pensato un cambiamento drastico così da risollevarne le sorti.
Conduzione affidata ad un sempre più magro Costantino della Gherardesca, nuove regole e nuovi giudici.

La quota “anziani più di là che di qua” è stata affidata ad Albano che di musica contemporanea e di mercato pop ne capisce quanto noi di circuiti a sospensione magnetica;
Quota “giovani alternativi” affidata a J-Ax, che ormai si è dato al populismo più estremo; the voice prima puntata recensione
Sezione “acchiappa l’ormone” nelle mani del sempre più ringiovanito Renga;
Per i più rock, quota “facciamo scalpore col rocker in un programma pop” è toccato a Cristina Scabbia, di cui si è tanto sentito (e non in senso musicale purtroppo)

Questo mix però si è rivelato un vero fallimentothe voice prima puntata recensione

Lezioni di catechismo the voice prima puntata recensione

Iniziamo dalla conduzione: Costantino davvero geniale ma per nulla adatto al programma. Completamente fuoriluogo.

Hanno cercato di riempire il programma di gag comiche, trasformandolo radicalmente da talent canoro a sezione distaccata di Made In Sud.

Ogni spezzone faceva davvero ridere: peccato che poi si passasse al talent con uno stacco così drastico da far sembrare di aver cambiato canale inavvertitamente.

A rendere ancora più netto questo contrasto, la piattezza caratteriale dei coach.

Zero carisma, zero presenza scenica: da un Pelù che saltava con i piedi sul pulsante e si scontrava con chiunque dell’anno scorso, si è passati a qualche commento pure molto docile e pacato della Scabbia, e qualche occhiata di Albano in perenne rischio infarto.

Come se ciò non bastasse, a peggiorare il clima di un format che in Italia non ha mai funzionato, la morale di fondo. the voice prima puntata recensione

“Se sei bello, vai a x-factor. Da noi conta la voce… quindi bocceremo chiunque abbia un minimo di presenza scenica da pop star per corroborare questa ipotesi”.
Questo sembra urlare TheVoice ad ogni blind (provino in cui loro non posso vedere chi canta ma guarda caso il trend è proprio quello descritto sopra).

Una sorte di morale perbenista che non tiene conto delle vere necessità del mercato, tra cui anche quella di vendita e appeal sul pubblico.

Troppi flop, troppo piatto, troppo contrasto tra la comicità geniale del presentatore e la noia della gara in sè.

Perla trash: the voice prima puntata recensione

Perla della serata: Albano che sceglie una Drag Queen (uomo che si esibisce travestito da donna in maniera caricaturale) della sua stessa regione con una storia alle spalle da far invidia ad una puntata di C’è Posta per Te.
Albano alla fine apre la busta e si ricongiunge con i conterranei: a far da bandiera di pace, una delle prime bottiglie di vino del suo vigneto, così, giusto perchè la pubblicità aggratis ci sta sempre bene.

Una prima puntata che a vederla a spezzoni, per metà ci si addormenta, per l’altra sembra di guardare Pechino Express dentro uno studio alquanto discutibile.

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