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Tre ragazze musulmane hanno sconvolto il mondo

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Voice of Baceprot band ragazze musulmane

La loro band si chiama Voice of Baceprot e arrivano da West Java in Indonesia. Queste tre ragazze hanno deciso di sfidare la loro religione, l’Islam, per realizzare la loro più grande passione. Voice of Baceprot band ragazze musulmane

Sono riuscite così a dimostrare al mondo intero che qualsiasi genere di musica, anche l’heavy metal, è per e di tutti.

La loro bellissima storia

Il loro paesino è uno dei più poveri e scarni dell’Indonesia, un luogo decisamente lontano anni luce dal nostro pensiero occidentale decisamente più libero.

Firdda (voce e chitarra), Eusi (batteria) e Widi (basso) sono giovanissime e hanno tra i 15 e i 17 anni e si sono conosciute a scuola. Il merito della loro unione è di un corso di musica e della loro professoressa che ha saputo trasmettere tutta la meravigliosa passione per la musica.

Dopo le prime prove fatte di nascosto, lontane dai loro genitori, hanno trovato il coraggio di sfidare le loro famiglie e soprattutto tutta la loro comunità, hanno iniziato a pubblicare online dei video delle loro esibizioni che giorno dopo giorno sono diventati virali in rete. Le tre ragazzine in jeans, scarpe da ginnastica e velo stanno conquistando tutti, tranne il 95% della comunità musulmana.

Il messaggio che Firdda, Eusi e Widi hanno lanciato è meraviglioso da qualsiasi lato lo si legga, non solo perché sono musulmane ma soprattutto perché sono giovani donne che hanno trovato il coraggio di farsi valere e hanno voglia di urlare al mondo di guardare oltre i pregiudizi e i luoghi comuni.

Voice of Baceprot band ragazze musulmane

Il dissenso dei musulmani integralisti

Le tre ragazze come già detto hanno già un considerevole numero di fan tuttavia non sono mancate le critiche e le minacce. Ricatti, dispetti e messaggi di morte boicottano il successo della band.

“Una sera, tornando in motorino dalla sala prove, ci hanno lanciato sassi e pietre, avvolti in fazzoletti di carta su cui erano scritti insulti”, spiega Firdda in un’intervista al New York Times.

Vengono considerate blasfeme e non in linea con la condotta che ogni “brava musulmana” dovrebbe avere, alcuni sostenitori dell’Islam più radicale sono intervenuti con pesanti messaggi aggressivi: “Se incidete un album ve lo bruciamo” oppure “vi decapitiamo”, racconta ancora la giovane cantante.

Non fermarsi alle apparenze

Guardando le espressioni sui loro volti nelle foto e video sembra che dicano “Ehi guardateci siamo donne musulmane abbiamo l’hijab, una chitarra elettrica, facciamo heavy metal e siamo fighissime!”. Avete ragione lo siete.

L’appartenenza a una religione non deve precludere la libertà di essere e di fare ciò che si ama, un individuo è composto da sentimenti, sogni e passioni che devono essere rispettati anche se in disaccordo.

La musica è la quinta essenza della libertà d’espressione e le piccole rocker lo sanno bene, per questo hanno deciso di cantare nei loro brani messaggi pacifisti che incitano alla parità dei diritti e all’uguaglianza.

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