Dal 3 ottobre 2025 è in rotazione radiofonica Filo rosso, il nuovo singolo di Rossella. Rossella Intervista
Il brano, disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 26 settembre, è valso alla cantante il Premio Nazionale Cesare Filangieri.
Filo rosso (qui il videoclip ufficiale) è un promemoria per chi non si accontenta di esistere, ma vuole anche sentirsi vivere. Dentro questo brano c’è un viaggio tra crisi e rinascita, tra mostri interiori e voglia di sorridere, tra la paura di sparire e il desiderio feroce di lasciare un segno. Rossella Intervista
È una canzone che abbraccia le nostre contraddizioni: la fragilità che convive con il coraggio, il dolore che diventa maestro, la caduta che si trasforma in trampolino. La canzone non cerca la perfezione: celebra le crepe, gli sbagli, gli inciampi.
È un invito ad abbracciare la vita per ciò che è – incantevole e crudele, luminosa e spietata – e a scoprire che è proprio da quel filo rosso invisibile che ci regala amore, anche quando pensiamo che si sia dimenticata di noi. Un inno di fiducia e apertura alla vita. L’artista vuole mettere una lente d’ingrandimento sulla profondità dell’animo, attraverso un testo che affronta tematiche di crescita personale con un’immediatezza e una semplicità disarmanti.
Musicalmente, il brano si muove tra sonorità pop e scrittura cantautorale. La chitarra acustica è protagonista e regala una ritmica pulsante in apertura del brano, che prosegue spalancandosi via via anche grazie all’ingresso degli archi e della batteria, segnando un confine netto tra la prima parte – più intima e dolce – e la seconda, più esplosiva e sanguigna, culminando in uno special parlato che rappresenta il momento di maggiore intensità del brano.
Abbiamo intervistato Rossella al fine di saperne di più su di lei e sul suo brano Filo rosso:
“Non credo più alle favole”, è questa una delle frasi che dà inizio alla tua ultima canzone. Filo rosso è però un inno alla vita, al sacrificio e alla volontà di non arrendersi. Qual è stato il momento che ti ha portato a credere nuovamente alle favole?
Non c’è stato un momento particolare perché credo che la felicità sia un mestiere quotidiano, come se dovessi sempre sceglierla tra varie opzioni e molto spesso coincide con la scelta più “difficile” da portare avanti, quella che comporta più rischi. Diciamo che il giorno della mia laurea (giurisprudenza non era la mia strada) è stato uno spartiacque, una liberazione ma anche il momento in cui dopo aver buttato giù una stanza intera, devi ricostruirla come piace a te.
Molti, in una società che va sempre più veloce e che non aspetta nessuno, si sono rassegati a “esistere”, mettendo da parte i propri sogni e accontentandosi di “vivere”. Cosa diresti a una persona che si è “arresa” per spronarla a continuare a provarci?
Non ci sarebbe nulla che la mia voce possa dire che non dica la voce interiore della persona stessa. Penso che la vita sia tutto un lavoro di ascolto della nostra scintilla interiore, che a volte parla chiaro, altre volte si confonde. La notizia positiva è che ci parla costantemente e quando lo fa è perché possiamo davvero seguirla, con tutte le difficoltà del caso e anche a costo di reinventarsi una vita, ma non è mai tardi.
Il “filo rosso”, a livello culturale, è qualcosa che lega in maniera indissolubile due persone. Qual è l’altra anima alla quale sei legata? Oppure per te questo filo rosso ha assunto un significato diverso?
Per me il significato è leggermente diverso, il mio filo rosso è con la vita, che ci ama anche nei momenti in cui sembra essersi dimenticata di noi. Ed è la vita stessa che moltiplica i fili attraverso tutte le persone che incontriamo e con le quali abbiamo uno scambio significativo.
“Una farfalla senza ostacoli difficilmente volerà“, un altro passaggio del tuo brano. Quali sono gli ostacoli che tu hai dovuto affrontare prima di poter imparare a volare?
Parecchi. Soprattutto interni. Ho lottato con la sensazione di essere sempre in ritardo, la paura di non essere abbastanza. Soprattutto ho cercato di togliere tutti gli schermi e gli alibi che mi davo. Abbiamo un’idea troppo romantica del seguire i propri sogni…per me è stato un percorso a volte doloroso, complicato, mi ha richiesto la scelta quotidiana di continuare, resistere ai pensieri negativi e scegliere la versione più luminosa di me.
A livello artistico, Filo rosso cosa rappresenta per te? Ti senti più matura rispetto ai tuoi precedenti lavori? Su cosa invece vorresti migliorare e/o sperimentare? C’è qualche altro genere che vorresti fare tuo?
Questa canzone è stata la chiusura di un cerchio e l’apertura di un altro. Attraverso questo brano ho trovato una scrittura più immediata e molto schietta. Sono appena partita, c’è un mondo da sperimentare e conoscere. Ci sono diversi lati di me, anche più “performativi”, in cui mi piacerebbe scoprirmi.
In questo brano sono stati utilizzati solo veri strumenti. Lo hai fatto per una questione di stile e riconoscibilità o per trasmettere con ancor più enfasi l’autenticità del racconto?
Per me è stato importante mantenere un respiro umano dietro gli strumenti suonati in questo brano, perché credo che si sposi bene con una canzone così viscerale.
“Siamo nati per sorridere”, è questa la frase che spiega al meglio il messaggio che vuoi lanciare con questa canzone. Ma dopo le difficoltà che hai affrontato, ora sei finalmente in grado di sorridere?
Certo, le difficoltà ci sono sempre, ma ho imparato a sorridere e a godermi anche quelle.
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