mercoledì, Novembre 29, 2023

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«Non ti lasceremo andare»: quasi 50 anni di Bohemian Rhapsody

«Sogno o son desto?» quante volte ce lo siamo chiesto? Shakespeare diceva che noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e che la nostra vita è interamente avvolta dal sonno. La domanda sorge spontanea: «Questa è la vita reale?» oppure «É solo fantasia? […]». A chiederselo anche il front-man dei Queen, il fu «Freddie Mercury» che quasi mezzo secolo fa scrisse quello che ancora oggi è considerato uno dei brani di maggior successo: «Bohemian Rhapsody». «Bohemian Rhapsody» il sogno continua da 48 anni

Freddie Mercury e i Queen «Bohemian Rhapsody» il sogno continua da 48 anni

Quella del front-man è sicuramente una personalità complessa e proprio per questo difficile da dimenticare. Nato Farrokh Bulsara, a lui si deve la formazione della band e la scelta del nome:

«Queen è un nome corto, semplice e facile da ricordare ed esprime poi quello che vogliamo essere, maestosi e regali […]»

Di origini indiane, Bulsara si trasferisce in Inghilterra dove si laurea in arte e design presso l’istituto d’Arte Ealing. Presto inizia a far parte di alcuni gruppi musicali, tra i quali i Sour Milk Sea e i Wreckage. É all’interno di questi che comincia la sua esperienza come pianista, ma soprattutto come vocalist. A cambiare la sua vita, e anche la nostra, è l’incontro con il chitarrista Brian May nel 1970, che diede vita a quello che oggi possiamo definire un pezzo di storia: I Queen.

Il tributo a Mercurio

Il nome d’arte scelto dal cantate è un chiaro riferimento al dio romano Mercurio, il messaggero degli dei. La caratteristica di quest’ultimo, oltre ai famosissimi sandali alati, era una forte gestualità e una certa dose di sfrontatezza. Non a caso era il dio protettore delle trasformazioni di ogni tipo e dell’eloquenza. Tutte caratteristiche che rispecchiano la personalità del cantante. Egli si dimostra, infatti, un animale da palcoscenico: pieno di una gestualità tutta sua era in grado di illuminare un intero palcoscenico e di catturare l’attenzione di migliaia di spettatori con la sua sola presenza.

«Era teatrale, sempre pronto a fare scenate ma è stato lui a tenerci insieme. Freddie era quello metteva le cose a posto nei Queen»   ∼ B. May

«A night at the opera»

Era un venerdì, l’oggi di ben 48 anni fa, quando venne pubblicato il quarto album dei Queen dal titolo «A night at the opera», tradotto «Una notte all’opera». Il titolo è una chiara dedica all’omonimo film dei fratelli Marx, di cui sembra che Freddie Mercury fosse un grande fan. Nonostante la band avesse già riscosso enorme successo già con i lavori precedenti, la composizione di questo quarto album avvenne in un momento di pura crisi economica. Dalle parole di Brian May: «se A Night at the Opera non si fosse rivelato un successo enorme, penso che saremmo semplicemente scomparsi da qualche parte in fondo all’oceano». Non sembra esagerato, quindi, definirlo come l’album della salvezza.

I brani «Bohemian Rhapsody» il sogno continua da 48 anni

L’album è composto da 12 brani, alcuni tra i quali rimasti nella storia: «Love of My Life» e «Bohemian Rhapsody». Ciò che forse non tutti sanno è che ogni membro della band contribuì alla composizione dell’album, scrivendo almeno una canzone ciascuno. Nello specifico cinque furono composte da Mercury, quattro da May e le rimanenti da Tylor e Deacon.

«Death On Two Legs (Dedicated To…)»

Emblematica è certamente la canzone di apertura dell’album. La violenza di cui è intrisa trasuda da ogni parola usata in modo per nulla casuale all’iterno del testo. Questo pezzo di intro è stato scritto da Mercury e indirizzato al manager originale della band: Norman Sheffield. Il perché di tanto accanimento? Il motivo è che gli artisti imputavano a Sheffield la colpa di aver truffato, raggirato la band e abusato del suo ruolo, causando loro ingenti problemi economici.

«Love of My Life»

«Bohemian Rhapsody» il sogno continua da 48 anni

Questo è sicuramente uno dei pezzi di maggior successo che compongono il quarto album della band. Scritto sempre da Mercury, si posiziona sul versante emotivo contrapposto a quella sopracitata. Si tratta, infatti, di una dedica a Mary Austin, da lui definita «Amore della mia vita». I due si sono conosciuti nel 1969, quando lei aveva solo 19 anni, e hanno vissuto un’intensa storia d’amore lunga circa sette anni. L’idillio finisce quando Mercury decide di vivere liberamente la sua sessualità, dichiarandosi omosessuale. Nonostante ciò, le loro strade non si separeranno mai del tutto, tanto che Mary resterà al fianco di Freddie fino al giorno della sua morte, avvenuta a soli 45 anni, nel 1991, a causa dell’AIDS.

«Tutti i miei amanti mi hanno chiesto perché nessuno può sostituire Mary […] ma per me è semplicemente impossibile […] Lei è la mia unica amica, e non ne desidero altre. Per me è come un matrimonio»

«Bohemian Rhapsody»

«Bohemian Rhapsody» il sogno continua da 48 anni

Pietra miliare della band, è stato il primo estratto dell’album pubblicato come singolo il 31 ottobre del 1975. Interamente scritta da Freddie Mercury, ottenne un successo che si protrae fino ad oggi. Nel 2021, infatti, «Bohemian Rhapsody» è stata inserita, dalla rivista Rolling Stone, al diciassettesimo posto della propria lista dei 500 migliori brani musicali. Inoltre, ad oggi, occupa la seconda posizione nella top-five della band su Spotify.

Rapsodia

Il titolo della canzone evoca la sua particolare struttura musicale: la rapsodia. Il termine è di origine greca e indica una composizione musicale libera e variegata. Sembra evidente che la caratteristica di questa struttura è quella di non seguire uno schema fisso. Si presenta piuttosto come un insieme di spunti melodici, spesso diversi fra loro per ritmo e armonia. La canzone risulta, quindi, composta da cinque diverse parti principali: l’introduzione corale cantata a cappella, una ballata con assolo di chitarra, un passaggio d’opera, un segmento di tipo hard rock e un’altra ballata finale.

Testo 

Il significato del testo rimane tutt’oggi un mistero. C’è stato chi ha avanzato delle ipotesi in merito, sostenendo che Freddie Mercury lo avesse usato come mezzo per dichiarare a tutti il suo orientamento sessuale, ma non si può affermare con certezza. L’unica cosa che è certa è che il brano è intriso di richiami religiosi e non. Tra i personaggi citati troviamo Belzebù, il principe dei demoni secondo il Nuovo Testamento, Figaro, protagonista delle opere «Il Barbiere di Siviglia» e «Le Nozze di Figaro» rispettivamente di Rossini e di Mozart. Ma anche Galileo Galilei e Scaramouche, maschera della commedia dell’arte.

Video

Quello di «Bohemian Rhapsody» è stato tra i primi video musicali ad essere realizzati. Ciò contribuì a far circolare l’idea di un nuovo linguaggio abbinato alla musica, come vettore di promozione della stessa.

Secondo il filosofo Giambattista Vico, la storia è un circolo di corsi e ricorsi che si ripetono. Eppure i Queen sono un pezzo di storia indimenticabile ma, sfortunatamente, anche irripetibile. 

« […] Ciao a tutti, devo andare […] » 

E voi cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra con un commento e continuate a seguirci su Musicaccia!

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