Dal 20 marzo 2026 è in rotazione radiofonica Hiding, il nuovo singolo di Kostja disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 18 marzo.
Hiding è il secondo singolo estratto dal nuovo album di Kostja intitolato Drift Migration, termine scientifico che descrive la deviazione di un uccello migrante dalla propria rotta
originaria.
Il testo, conciso e lapidario, parla di una relazione dal carattere simbiotico, nascosta dietro una spessa membrana fatta di giornate che si ripetono uguali l’una all’altra e in cui sembra non ci sia più spazio per sorprendersi a vicenda. È in queste situazioni di immobilità che possono avvenire — forse per noia o per un’apatica indifferenza — inaspettati terremoti in grado di fare da spartiacque in un rapporto, portandolo al limite.
Hiding esplora territori di elettronica sperimentale, alternando atmosfere cupe a ritornelli dal taglio più luminoso. Il brano vede la collaborazione con Eleonora Franchina alla voce ed Eros Terzuoli al sassofono tenore.
L’artwork di Davide Palombo prosegue la narrazione avviata nella copertina del primo singolo: se lì il protagonista era un volatile smarrito, questa volta viene ritratto in uno spazio “metafisico”, nascosto al mondo esterno.
Kostja è un chitarrista, cantautore e compositore nato a Leningrado e residente a Bologna. Dopo una laurea in Geologia che lo ha portato a esplorare le Alpi italiane, ha deciso di dedicarsi interamente alla musica. Nella primavera del 2021 ha pubblicato il suo primo EP autoprodotto, Be Defenceless, con Giovanni Miatto al basso, Evita Polidoro alla voce e Anton Sconosciuto alla batteria.
Il concept grafico del progetto è incentrato sulle diapositive — uno strumento fotografico in disuso che lo riconnette alla sua infanzia — e sui disegni ad acquerello realizzati dallo stesso Kostja. Il suo secondo EP di quattro tracce, intitolato Negative of a Reverie, è uscito a gennaio 2024.
Hiding nasce come secondo tassello dell’album Drift Migration: in che modo questo brano contribuisce al racconto complessivo del disco?
Hiding contribuisce al racconto di Drift Migration riflettendo il concetto di “mutazione” e adattamento all’interno delle relazioni lunghe e significative. Sebbene i brani del disco non siano nati per una narrazione omogenea, il singolo si relaziona al tema della “perdita di rotta”, dove una situazione apparentemente stagnante può trasformarsi in qualcosa di nuovo. L’album funge da contenitore di un ciclo creativo che esplora il senso di non appartenenza e i cambiamenti personali.
Nel brano descrivi una relazione “stagnante” e simbiotica: quanto c’è di autobiografico in questo racconto?
Il racconto di Hiding ha senz’altro una componente autobiografica. Il testo è nato da una riflessione molto personale legata a un’esperienza vissuta e mi ha aiutato a esorcizzare un momento emotivamente difficile. Descrive la fatica di condividere parti di sé tenute nascoste per paura di rovinare un rapporto, una dinamica che ho sperimentato direttamente e che spesso porta a una rottura dell’immobilità relazionale.
Hai detto di non riuscire a scrivere vere canzoni d’amore: Hiding può essere considerata una tua personale reinterpretazione del genere?
Sì, in Hiding mi interessa affrontare temi spesso romanticizzati con uno sguardo più diretto e realistico. Trovo difficile scrivere canzoni d’amore “tradizionali” perché l’uso della parola rischia di banalizzare la complessità del sentimento. In questo brano, ho provato ad indagare le zone d’ombra in un rapporto, i silenzi e le impasse comunicative.
Il pezzo alterna atmosfere elettroniche cupe a ritornelli più luminosi: come hai lavorato sulla produzione per ottenere questo contrasto?
Per ottenere questo effetto ho lavorato su una struttura a blocchi contrapposti. Nella prima parte, il brano segue un dialogo canonico tra strofe contenute e ritornelli energici. Il vero “gradino” avviene nella lunga coda finale, dove ho voluto rompere la forma canzone classica per trasportare l’ascoltatore in un’ambientazione ipnotica e onirica, utilizzando campioni vocali alterati e l’intervento di un’improvvisazione al sassofono.
Com’è nata la collaborazione con Eleonora Franchina e Eros Terzuoli, e che contributo hanno portato al brano?
Eleonora è stata fondamentale per dare equilibrio al brano: la sua voce si alterna alla mia nelle strofe e interpreta i ritornelli, sposandosi perfettamente con le sonorità ombrose del pezzo. Eros ha registrato un assolo di sassofono tenore nella parte finale cogliendo perfettamente lo spirito della canzone. La sua sensibilità artistica e la sua capacità di improvvisare sono state essenziali per definire il carattere della coda strumentale.
L’artwork di Davide Palombo prosegue una narrazione visiva già avviata: quanto è importante per te l’aspetto estetico e visivo del progetto?
L’aspetto estetico e visivo è per me un elemento interessantissimo. Cerco sempre di dare coerenza alle pubblicazioni mantenendo il formato della diapositiva come cornice riconoscibile. Collaborare con illustratori come Davide Palombo mi permette di vedere la mia musica tradotta in un altro linguaggio: per questo album abbiamo creato una narrazione con protagonista un piccolo volatile smarrito, inserito in contesti che variano a seconda delle tematiche di ogni singolo.
Dopo gli EP Be Defenceless e Negative of a Reverie, in cosa senti di essere cambiato artisticamente fino a Hiding e al nuovo album?
Rispetto agli EP Be Defenceless e Negative of a Reverie, nati come lavoro di band, con Drift Migration sono passato a una direzione molto più personale e solista. Ho abbracciato una dimensione solista e DIY, curando ogni fase dalla scrittura al mixaggio. Il cambiamento più significativo è stato mettere la mia voce al centro, superando la timidezza iniziale. Oggi sento di avere molta più consapevolezza e ho imparato a spaziare liberamente tra le mie influenze, accostando liberamente riferimenti anche distanti tra loro.
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