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Kostja, la paura di sbagliare in “Nothing But Dust”

Dal 28 novembre 2025 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming NOTHING BUT DUST, il nuovo singolo dei KOSTJA.

Nothing But Dust è il primo singolo estratto dal nuovo album di Kostja, il cui è titolo Drift Migration. Tale titolo si lega a un termine scientifico che descrive la deviazione di un uccello migrante dalla propria rotta originaria.

Nothing But Dust racconta la sensazione di stallo e smarrimento che può suscitare l’avere troppe scelte davanti a , e il perenne dubbio di aver compiuto quella sbagliata in assenza di riferimenti e conferme dall’esterno. L’arrangiamento del brano si “costruisce” pezzo dopo pezzo durante l’ascolto, in una sovrapposizione di elementi che solo nel finale raggiunge la sua completezza. L’artwork è stato curato da Davide Palombo e ha come soggetto un uccello smarrito in un paesaggio industriale. Il volatile sarà protagonista anche delle successive copertine dei singoli, a creare una narrazione grafica che culminerà con la copertina finale dell’album.

Kostja è un chitarrista, cantautore e compositore nato a Leningrado e residente a Bologna, in Italia. Dopo una laurea in Geologia che lo ha portato in giro per le Alpi italiane, ha deciso di dedicarsi interamente alla musica. Nella primavera del 2021 ha pubblicato il suo primo EP autoprodotto Be Defenceless, con Giovanni Miatto al basso, Evita Polidoro alla voce, Anton Sconosciuto alla batteria. Il suo secondo EP di quattro tracce, intitolato Negative of a Reverie, è uscito a gennaio 2024 tramite PLUMA Dischi / IRMA Records.

Nothing But Dust nasce da una sensazione di stallo e smarrimento. Qual è stato il momento preciso in cui hai capito che questa esperienza poteva diventare una canzone?

In realtà non c’è mai stato un momento esatto in cui ho scelto di scrivere una canzone con questa tematica. La definirei più come il risultato di un periodo di riflessione attorno alla mia difficoltà nell’affrontare di petto alcune decisioni, e alla tendenza a lasciarmi distrarre dalle infinite suggestioni e possibilità che mi impediscono di prendere delle decisioni senza avere dei ripensamenti, e che generano spesso in me una sensazione di smarrimento ed incertezza.

Il titolo Drift Migration rimanda alla deviazione di un uccello dalla rotta originaria. In che modo questa metafora della migrazione si riflette non solo nel singolo, ma nell’intero album in arrivo?

Nel fenomeno chiamato scientificamente Drift Migration, un uccello perde la rotta originaria a causa di intensi fenomeni atmosferici, allontanandosi dal suo stormo. Trovandosi a miglia di Kilometri dalla sua destinazione, il volatile per sopravvivere deve accettare il cambiamento e adattarsi alle nuove condizioni ambientali. Penso che sia un fenomeno interessante da trasporre nella vita reale. I temi affrontati nelle canzoni dell’album sono delle sfaccettature di questo concetto, e hanno ovviamente in qualche modo a che fare con la mia vicenda personale.

L’artwork di Davide Palombo raffigura un uccello smarrito in un paesaggio industriale. Come si è sviluppata la collaborazione e cosa rappresenta per te questa immagine?

Ho conosciuto Davide prima come musicista, attraverso un’altra etichetta con cui ho collaborato in passato (JIPO Records). Come illustratore, Davide ha un’estetica che in parte trae ispirazione dalla tradizione grafica giapponese, per la quale nutro anche io un interesse. Così ho pensato che sarebbe stato interessante collaborare con lui alle grafiche di questo album. L’idea era quella di individuare un soggetto ricorrente in tutte le copertine dei singoli, inserito ogni volta in un’ambientazione coerente con le tematiche di ciascuna canzone. In questo caso, il paesaggio industriale rimanda all’ambiente urbano, che spesso si pone in maniera antitetica rispetto ai nostri bisogni interiori.

Racconti di aver scritto il brano in un periodo di grande pressione lavorativa. Cosa hai scoperto di te stesso attraversando quella fase di indecisione?

Attraversare un periodo così pesante mi ha sicuramente fatto capire che, in situazioni simili, esiste il rischio di perdere di vista i propri obiettivi e la lucidità necessaria per valutare le scelte e i giudizi su se stessi. Allo stesso tempo, ho imparato a pormi dei limiti e a dire di no quando la pressione diventa eccessiva o quando alcuni dei miei obiettivi vengono messi in secondo piano.

Parlando della tua canzone si evince che essa sia nata dal conflitto tra perseverare e cambiare rotta che ha vissuto sulla tua pelle. Come affronti oggi le scelte artistiche e personali dopo aver elaborato questo momento?

Credo che spesso sia meglio lanciarsi e fare le cose al meglio con i mezzi che si hanno a disposizione, piuttosto che rimandare o aspettare che tutto si allinei in modo ideale. A volte, questa indecisione porta ad avere una percezione distorta del proprio lavoro artistico. Il titolo Nothing but Dust è proprio un monito a rimettere tutto nella giusta prospettiva e ad andare avanti nel proprio percorso in modo più fluido e sereno.

Nel tuo percorso hai unito studi di geologia, vita alpina e musica. In che modo queste esperienze, apparentemente distanti, Hanno influenzato il tuo modo di comporre?

Gli studi in ambito scientifico rispecchiano una mia tendenza ad essere metodico ed ordinato nel lavoro di produzione a arrangiamento. In moltissimi altri aspetti sono un casinista puro, ma anche questo è in linea con lo stereotipo del geologo. Fin da quando ero piccolo ho sempre avuto un rapporto forte con la montagna. Non mi ritengo certo un alpinista, ma l’ambiente alpino rappresenta per me un luogo di pace e di ricarica fondamentale per il mio benessere interiore, e di conseguenza, benefico anche per il mio modo di comporre. Una parte importante delle idee e degli arrangiamenti presenti in questo album è nato proprio in montagna.

Dopo i tuoi precedenti EP Be Defenceless e Negative of a Reverie, in che direzione senti che Nothing But Dust e il nuovo album ti stanno portando dal punto di vista artistico ed emotivo?

Sicuramente per me sono molte le novità con questo album. Una delle più grandi è l’utilizzo della mia voce, che mi permette di avere una connessione ancora più forte e viscerale con le mie canzoni e mi pone di fronte a nuove e stimolanti sfide, sia per l’esecuzione dal vivo che per le prossime produzioni. Musicalmente, ho compiuto molte scelte spinto dalla semplice curiosità, o rispondendo alla domanda “perché no?”. Questo mi ha portato a sentire questa musica ancora più mia, e sono curioso di vedere i frutti che darà questo “metodo” in futuro”!

E voi cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra con un commento e continuate a seguirci su Musicaccia!

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