Dal 18 settembre 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica Acida, il nuovo singolo di Bussoletti per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy, personale reinterpretazione del celebre brano dei Prozac+.
Acida abbandona le spigolosità del punk anni ’90 per abbracciare la dimensione acustica e calda dell’artista capitolino. L’arrangiamento si arricchisce delle trame di chitarra in stile Manu Chao a opera di Salvatore Romano (L’Orchestraccia), gli splendidi telai vocali di Lele Battista e del tessuto ritmico disegnato dalle percussioni di Leziero Rescigno, punto di riferimento della scena indie italiana. In contrasto con la morbidezza dell’abito sonoro, l’interpretazione vocale resta un grido liberatorio: una scelta istintiva, nata come un tributo sincero ed energico alla band di Pordenone.
Il videoclip della versione di Bussoletti di Acida, che vede la partecipazione del musicista e amico fraterno Peppe Mangiaracina, si muove lungo il confine sottile tra memoria generazionale e riscoperta del presente. Se negli anni Novanta il celebre brano dei Prozac+ incarnava il disincanto e la spinta trasgressiva dell’epoca, la rilettura acustica dell’artista romano — nata in seno al progetto INCOROS — rovescia la prospettiva: la bellezza si spoglia dell’eccesso per riscoprirsi esperienza profonda, consapevole e rispettosa della vita in ogni sua espressione.
Firmata alla regia da Alessandro Sabeone, l’opera audiovisiva trova la propria scenografia d’eccezione nella maestosità della Basilica della Santissima Trinità di Saccargia e negli scorci suggestivi di Codrongianos. Le immagini intessono un dialogo costante tra architettura romanica, natura incontaminata e il calore sonoro dell’arrangiamento in stile Manu Chao, dando vita a un’esperienza immersiva di grande potenza simbolica.
Per la prima volta nella tua carriera hai scelto di confrontarti con una cover, reinterpretando “Acida”, uno dei brani simbolo dei Prozac+. Come nasce questa decisione e quanto è stato difficile trovare un equilibrio tra il rispetto per l’originale e la volontà di renderlo tuo?
Da quando è uscita la canzone non ho mai smesso di cantarla. La misi anche in scaletta ad un mio concerto all’Auditorium Parco della Musica a Roma e là successe qualcosa col pubblico. C’era elettricità intorno a questa versione. Siccome io ho grande rispetto del pubblico e delle sue indicazioni, ho deciso di registrare la cover cercando di rispettare i Prozac+ anche solo non cambiando il testo dal femminile al maschile.
Nella tua versione, le sonorità punk degli anni Novanta lasciano spazio a un arrangiamento acustico, caldo e arricchito da influenze latine. Come hai lavorato insieme a Francesco Arpino, Salvatore Romano, Lele Battista e Leziero Rescigno per costruire questa nuova identità sonora?
Di base è la mia identità musicale. Adoro Manu Chao e cerco da tempo di proseguire, col massimo dell’umiltà, il suo lavoro. La famiglia che hai citato, in questo, mi ha sempre aiutato tanto. Sono un cantautore che odia la solitudine e per fortuna ho tanti amici bravi.
Hai definito “Acida” il grido di una generazione, quella cresciuta a cavallo tra un mondo senza cellulari e i primi anni di Internet. Riascoltandola oggi, quali aspetti di quel periodo senti ancora vicini e quali, invece, hanno assunto un significato diverso con il passare del tempo?
Quella generazione c’è ancora, e bisogna iniziare a dirlo e a scriverlo. Avere quaranta o cinquant’anni oggi non significa essere morti eppure il mercato e le proposte culturali sembrano dire altro, vanno solo sui giovanissimi o sugli anziani. Quello che invece, per me, cambia molto rispetto agli Novanta è il concetto di sballo. Io adesso mi perdo nell’arte e nella bellezza della natura.
Come hai raccontato prima, la scintilla che ti ha portato a registrare il singolo è scoccata durante un concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma, quando hai percepito una particolare sintonia con il pubblico. Quanto conta la dimensione live nel tuo percorso artistico e quanto può cambiare il destino di una canzone l’incontro diretto con chi l’ascolta?
Tantissimo. Il palco è il mio parco giochi, è il posto in cui le canzoni prendono vita e si confrontano con la realtà. Alcune muoiono ma altre spiccano il volo ed è uno spettacolo. Sarebbe bello fare un tour nazionale sostanzioso ma al momento è difficilissimo e mi accontento della mia dimensione.
Secondo te la vita può continuare oltre la giovinezza senza perdere valore, ma semplicemente cambiando colore. È anche questo il messaggio che vorresti trasmettere con la tua versione di Acida?
Certo. Non solo con Acida ma in generale con la mia musica. Io cerco di parlare a quante più persone possibili ma di certo voglio specificatamente arrivare a chi non viene più ascoltato. Chi scrive più cose nuove per gli adulti? O si ascoltano le cose dei ragazzi o quelle nostalgiche della loro giovinezza. Non è giusto.
Il videoclip, diretto da Alessandro Sabeone, è stato girato tra la Basilica della Santissima Trinità di Saccargia e gli scorci di Codrongianos. Come è nata la scelta di questi luoghi e in che modo il paesaggio sardo dialoga con il significato della canzone?
Ci è stato proposto da Luca Bazzoli di Veracura che stava costruendo il progetto Inchoros. Proprio per quello che ho detto prima, era importante traslare il concetto di sballo degli anni Novanta a quello di questi giorni e la bellezza selvaggia di Codrongianos e della Basilica erano perfetti. Ve l’abbiamo mostrata io e Peppe Mangiaracina.
Nel video, appunto, compare anche Peppe Mangiaracina, musicista e amico fraterno, Quanto è importante, per te, creare legami autentici attraverso la musica? Importantissimo ma non facile.
Io e Peppe suoniamo insieme nel mio progetto dal 1999 e non ci siamo persi nonostante lui sia un grande musicista che ha avuto molto successo in tante altre situazioni. È uno dei pochi a cui chiedo giudizio e mi sembrava ovvio averlo anche nel video.
Dalla musica per il cinema, con lavori come Vento e La ballata degli ultimi, ai riconoscimenti come il Premio Lunezia e il Premio Amnesty, fino alla conduzione radiofonica in Green Carpet e alla scrittura narrativa. In che modo queste esperienze si influenzano reciprocamente e quali nuove direzioni vorresti esplorare dopo questa rilettura di Acida?
Prima o poi esordirò alla regia in un film, è una mia passione da sempre. Tutto il resto è compenetrato. Sono tanti racconti diversi della stessa cosa. Per esempio col mio programma su Radio Roma Sound mi rivolgo a chi cerca compagnia mentre con le mie canzoni, che presto usciranno in un album nuovo, a chi cerca emozioni.
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